sabato 13 gennaio 2018

IL CASO DEI STRANI UMANOIDI ALTI ED ESILI SUL VULCANO POPOCATEPETL



Misteriosi umanoidi alti attorno ai due metri sono stati incontrati da un gruppo di alpinisti durante una escursione sulle pendici del vulcano messicano Popocatepetl, già noto agli 'addetti ai lavori' per il suo alto tasso di coinvolgimento con UFO e sfere di luce.
La clamorosa vicenda è stata diffusa tramite il canale ufologico di Jaime Maussan TercermilenioTV da Yohanan Diaz famoso ufologo messicano che ha raccolto la testimonianza di prima mano e che vediamo nel video in fondo articolo.

Protagonisti sono stati l'alpinista Guillermo Vidales esperto del suddetto vulcano e il suo gruppo di soccorso alpino locale i quali, i primi giorni di questo mese di dicembre, mentre erano occupati in una escursione in prossimità del cratere si sono imbattuti in degli strani esseri umani dall’aspetto esile e molto alti privi del classico abbigliamento e attrezzatura specializzata d'obbligo sui 4000 metri di altitudine. Questi esseri stranamente si aggiravano in salita tra le rocce laviche con tanta agilità e velocità. Cosa impossibile per un comune essere umano.
Vidales spiega nell'intervista che la zona è interdetta al pubblico (e questo è noto a tutti, da anni) poichè il vulcano è attivo e incombe in qualunque momento il pericolo di una eruzione lavica e quindi l'accesso al cratere è permesso, quando opportuno, solamente ai ricercatori e geologi accompagnati dagli esperti del soccorso alpino. Questi "intrusi"- che evidentemente non potevano essere nè alpini e nè studiosi - camminavano molto velocemente nel risalire le pendici del cratere in direzione del picco del "Labio Superior" e tutto ciò è apparso molto strano agli occhi del gruppo alpino.
UNO DEI TANTI OGGETTI LUMINOSI DI ORIGINE IGNOTA RIPRESI DALLE WEBCAM 
Vidales riferisce inoltre che hanno visto delle impronte di piedi molto grandi nel punto dove sono passati questi esseri, e, nella parte posteriore, nel tallone, c'era un foro, presubilmente impresso da una specie di appiglio appartenente ai calzari di questi esseri che sembravano fare molti metri con pochi passi, senza fermarsi e senza alcuna fatica. Non portavano il classico abbigliamento richiesto in alta montagna. Tutto questo ha scioccato il gruppo.
"La squadra di soccorso alpino ci mette 3 o 4 ore a risalire questa zona. Gli esili esseri ci hanno messo solo 5-10 minuti. E' stato scioccante. Andavano a una velocità che non era normale per chiunque, a causa del terreno, del vento e delle condizioni meteorologiche" - racconta Vidales.

"Non erano abbastanza vicini a noi per potergli parlare e salivano molto più velocemente di qualsiasi persona normale", continua, "lo specialista del team ha detto che questi esseri avevano uno strano artiglio nella parte posteriore della gamba ed è per questo che camminavano veloci nel ghiaccio, questo pensiamo. Hanno lasciato impronte che non erano umane, non erano simili all'equipaggio che noi usiamo in montagna. Avevano una sorta di artiglio ai calzari qualcosa di simile a un lungo ago. Abbiamo supposto che questo era il perchè risalivano con tanta agilità la pendice del vulcano". 





UFO Sighting Filmed In Mexico 2018





Bizarre luminous Giant Sphere filmed in Russia


Pubblicato il 12 gen 2018
 
 
Russian man claimed to have filmed (until exhausting the battery) a strange luminous giant sphere while travelling with his car through the forests of Siberia. Read here;https://helenastales.weebly.com/blogu... Follow us on facebook: https://www.facebook.com/ufo.maniaII/

UFO At International Space Station On Jan 2018


California Led U.S. with 490 UFO Sightings in 2017

UFO sightings are nothing new. The Puritans reported strange sightings and lights in the sky as early as the 1600s. With the advent of movies about outer space and unidentified flying objects came even more sightings. The National UFO Reporting Center (NUFORC)  has an entire website dedicated to the "collection and dissemination of objective UFO data." The organization curates reports of UFO sightings in the U.S. and Canada via a web form and a phone hotline, which has operated almost continuously since 1974. NUFORC logged a total of 4,655 sightings in 2017, down from the 2016 total of 5,619.
A recent report came from New Mexico on December 14. A woman reported that she and her husband saw a triangular object with bright green lights near Santa Fe. She claims they "saw an object flying across the Interstate in a southeasterly direction. It appeared triangular with bright green lights around its entire periphery."

Risultati immagini per nuforc
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"From my husband's perspective, it appeared larger than a full moon," she reported. "By the time it crossed my field of vision (I was in the passenger seat), it appeared slightly smaller than a full moon. It was perhaps several hundred feet in front and above us and appeared to be moving at about 100 mph or less. It seemed to be heading down and then it vanished."
NUFORC spoke with the witness via telephone and "found her to be very eloquent, and very sober-minded. We suspect that she is an excellent witness."







"From my husband's perspective, it appeared larger than a full moon," she reported. "By the time it crossed my field of vision (I was in the passenger seat), it appeared slightly smaller than a full moon. It was perhaps several hundred feet in front and above us and appeared to be moving at about 100 mph or less. It seemed to be heading down and then it vanished."
NUFORC spoke with the witness via telephone and "found her to be very eloquent, and very sober-minded. We suspect that she is an excellent witness."

Source


Primo avvistamento “UFO” del 2018 sui cieli di Roma. Mistero, parlano gli esperti

Primo avvistamento “UFO” del 2018 sui cieli di Roma. Mistero, parlano gli esperti- Il primo avvistamento dell’anno spetta a Roma, durante la notte del 6 gennaio infatti uno strano oggetto luminoso ha sorvolato la città. Una testimone ha raccontato di essere affacciata sul balcone di casa quando ha visto l’oggetto luminoso stazionare per un breve tempo sulla città per poi sparire verso l’orizzonte. Una volta contattata A.R.I.A, associazione ricerca italiana aliena , l’ufologo Maggioni Angelo ha catalogato l’oggetto come sferico.


L’avvistamento è durato non oltre 2 minuti è stato osservato da tutti e tre i componenti della famiglia che ne confermano l’accaduto ed anche da qualche altra persona nella Capitale. Escludendo la presenza di un aereo , lanterne e palloni che non stazionano in cielo che non hanno struttura compatibile con l’oggetto osservato, resta un alone di mistero.

Fonte


giovedì 4 gennaio 2018

Camminando su Marte (a 360 gradi), a Torino

Vestiti di bianco, siamo entrati nelle «camere pulite» di Thales Alenia Space dove si costruiscono veicoli spaziali e dove sta nascendo il rover europeo che sbarcherà sul Pianeta Rosso nel 2020 


 http://images2.corriereobjects.it/methode_image/Video/2017/12/28/Video360/Foto%20Video360%20-%20Trattate/marte900_640_ori_crop_master__0x0_640x360.jpg

Varcare la soglia delle camere bianche di Thales Alenia Space a Torino e guardarsi intorno significa compiere un balzo nello spazio, vicino e lontano, arrivando fino al sogno marziano. Indossiamo un camice bianco e ci avviciniamo nell’atmosfera ovattata di una grande sala con atmosfera controllata.
Il volo del Cygnus
Qui nascono le navicelle automatiche Cygnus che portano i rifornimenti alla stazione spaziale internazionale Iss. Partono a bordo di un razzo Antares e volano con 3500 chilogrammi di strumenti, vivande, vestiti e tutto ciò di cui gli astronauti hanno bisogno per la vita e il lavoro sulla casa cosmica. Cygnus è il frutto di una specializzazione tecnologica maturata qui a Torino partendo da lontano, ancora dagli anni Settanta, costruendo il laboratorio Spacelab che lo shuttle portava in orbita nella stiva. Ma qui sono nati poi tanti moduli della stazione spaziale internazionale realizzati attraverso le agenzie spaziali Asi italiana e Esa europea per la Nasa. Risultato: oggi il 40 per cento degli abitacoli della ISS è stato realizzato qui a Torino.
I moduli Leonardo, Raffaello e Donatello
In parallelo sempre attraverso l’Asi nascevano anche i tre moduli Leonardo, Raffaello e Donatello. In un grande hangar, entriamo in una copia perfettamente uguale del modulo Leonardo che serve agli ingegneri per analizzare eventuali problemi o necessità manifestate dagli astronauti in orbita. Ci muoviamo nel vano cilindrico con le pareti cariche di strumenti ed è come respirare l’aria della stazione spaziale. Ma con la stazione siamo davvero collegati entrando in una sala controllo dai molti schermi sui quali compaiono le immagini degli astronauti impegnati nei loro lavori da scienziati orbitali. «Da qui seguiamo in diretta le attività sulla Iss – spiega Armando Ciampolini, direttore Esplorazione, scienza e operazioni -. E vediamo anche all’interno del modulo Leonardo, il quale dopo essere servito per i rifornimenti è ora agganciato saldamente alla stazione allargando il volume a disposizione. Sulla grande base spaziale si è formato un angolo tutto italiano perché assieme a Leonardo è connesso anche il modulo di collegamento ‘nodo-3’, fabbricato sempre a Torino, dotato anche della cupola dalla quale gli astronauti possono osservare la Terra e gestire gli agganci delle navicelle automatiche in arrivo alla stazione. Il modulo Donatello, invece, che non ha mai stato lanciato e adesso è utilizzato dalla Nasa per studiare i futuri abitacoli che saranno necessari per volare verso la Luna e Marte». Ciampolini è «figlio d’arte» perché il padre, quando l’azienda era Fiat Spazio, costruiva negli anni Sessanta alcune parti del primo razzo europeo battezzato «Europa». 


Arriviamo sul suolo marziano
Usciti dalla sala immersa nel silenzio animata solo dai movimenti lenti degli astronauti simili a pesci in un acquario, ci proiettiamo rapidi in un futuro prossimo che qui è già realtà: andiamo a camminare addirittura su Marte. Qui, infatti, si studia come il rover europeo dell’Esa Exomars potrà lavorare sul Pianeta Rosso dopo essere stato lanciato nel 2020. L’Asi è l’agenzia spaziale che maggiormente sostiene il programma di esplorazione marziana europeo garantendo il 40 per cento delle risorse necessarie. «Abbiamo riprodotto un angolo di territorio marziano – spiega Roberto Trucco, program manager del Rover Operation Control Center – E siamo stati fortunati perché analizzando la pozzolana, il tufo vulcanico già esistente in natura, ci siamo resi conto che ha le stesse caratteristiche del suolo rossastro del vicino pianeta e tutto è diventato più semplice. Così abbiamo la possibilità di muovere il prototipo del rover simulando le operazioni che dovrà compiere su Marte». Ma accanto al rover ci sono anche due altri strani mezzi: uno a botte serve per studiare il veicolo di cui avranno bisogno gli astronauti nelle future esplorazioni sulla Luna o su Marte e un altro simile ad un ragno metallico utile per preparare gli sbarchi. Poco lontano, in una sala affollata di tecnici e computer sta nascendo, invece, il laboratorio automatico con il quale il rover analizzerà i campioni di suolo marziano cercando tracce di vita. Intanto in un’altra sala adiacente, per il momento vuota, si sta organizzando la febbrile attività che l’animerà una volta che il rover Exomars sarà giunto a destinazione. Da questa sala, infatti, si controllerà la vita e il lavoro del rover su Marte, ogni sua minima azione, e Torino diventerà in certo senso una “capitale marziana”.
L’eccellenza italiana nello spazio
«Ci stiamo preparando per il grande momento», dice Walter Cugno vicepresidente di Thales Alenia Space per l’esplorazione e la scienza. Cugno ha guidato la realizzazione delle varie parti di Exomars e ora governa tutta la sede torinese della società. «I nostri impegni vanno dai progetti scientifici più d’avanguardia alla fornitura dei moduli automatici Cygnus. Ne abbiamo fabbricati già undici e ora ne produrremo altri sei; insieme rappresentano uno spicchio della space economy diventata una realtà anche in Italia. Noi forniamo i moduli alla società americana Orbital Atk che aggiunge il sistema di propulsione e controllo e che a sua volta è fornitrice del servizio di trasporto dei rifornimenti per la Nasa. Ora – prosegue Cugno – abbiamo siglato tre contratti nell’ambito delle attività NextSTEP-2 (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) con le società americane Boeing, Lockheed Martin e Orbital–ATK, per sviluppare i futuri veicoli spaziali necessari all’esplorazione umana dello spazio che la NASA sta studiando con un’ottica di commercializzazione industriale unendo pubblico e privato». A Torino, dunque, si parteciperà anche alla progettazione dei futuri moduli abitati per viaggiare nello spazio profondo : sono i piani noti come Deep Space Gateway e Deep Space Transport. «Ma abbiamo avuto richieste pure dai cinesi che ora stiamo valutando», conclude orgoglioso Walter Cugno. 

NASA su Alpha Centauri entro il 2069? Le idee per arrivarci

La NASA ha presentato le prime bozze di idee per viaggiare verso Alpha Centauri: la propulsione laser sembra la migliore candidata, ma gli studi sono ancora in corso.

 Altro che Marte, la NASA potrebbe portare l'uomo su Alpha Centauri entro il centesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, ossia entro il 2069.Se ricordate il progetto era emerso lo scorso anno, quando John Culberson, politico statunitense membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Texas, incluse l'originale richiesta nel disegno di legge per l'approvazione del bilancio della NASA per il 2017. La NASA ha avuto un anno di tempo per condurre tutte le valutazioni tecnologiche del caso e abbozzare una roadmap per questo avveniristico progetto, e molti adesso iniziano a chiedersi che cosa abbia progettato.Per chi si fosse perso qualche passaggio, Culberson incoraggiò "la NASA a studiare e sviluppare concept di propulsione che potrebbero consentire a una sonda scientifica interstellare di raggiungere una velocità di crociera pari a 0.1c (il 10% della velocità della luce)".

 

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Una richiesta che molti scienziati reputano da fantascienza, perché nonostante Alpha Centauri sia il sistema più vicino al nostro (la sua stella è simile al nostro Sole per massa, diametro e temperatura), ad "appena" 4,36 anni luce dal Sole, per raggiungerla con le tecnologie attuali non basta una vita. Da lì l'idea di viaggiare appunto al 10% della velocità della luce, per raggiungere Alpha Centauri in 44 anni.
Come sappiamo però, alla NASA lavorano molti sognatori e scienziati che amano le sfide, per questo in occasione della Geophysical Union Conference del 2017 gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno presentato le loro idee. Non c'è nulla di preciso, semplicemente l'indicazione che la NASA sta già lavorando su tecnologie che potrebbero effettivamente spingere un veicolo spaziale a una velocità prossima a quella indicata.
La relazione fa riferimento agli studi sulla propulsione laser che sono già in corso di finanziamento nell'ambito del programma NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts) e che includono soluzioni teoricamente capaci di muovere veicoli spaziali di grandi dimensioni a velocità superiori a 0,1c.
Un riferimento è allo studio Directed Energy Propulsion for Interstellar Exploration (DEEP IN), che scaturisce da un'idea di Philip Lubin dell'Università della California ed è stato anche di ispirazione per il progetto Breakthrough Starshot finanziato dal miliardario russo Yuri Milner. Ne abbiamo parlato in diverse occasioni ed è tuttora in corso.
Oltre tutto Lubin di recente ha avuto contatti con Pete Worden (ex direttore del NASA Ames Research Center), con lo staff di Starshot e con Avi Loeb, astrofisica dell'Università di Harvard che lo scorso anno ha studiato diverse soluzioni per i viaggi interstellari per conto di Milner. Secondo l'astrofisica "nessuna sembra fattibile tranne una", quella poi scelta per Starshot. Se la soluzione che porterà la NASA su Alpha Centauri sarà questa è difficile a dirsi, perché come ammesso da Anthony Freeman del JPL il progetto al momento "è molto nebuloso".
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Ci restano poco più di cinquant'anni per trovare una soluzione, poi forse potremo finalmente colonizzare Alpha Centauri davvero, e non solo nella funzione ludica come fanno gli appassionati di Sid Meier's Alpha Centauri.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Questa notizia sembra fantascienza, eppure non lo è, il progetto in questione e assai meno nebuloso di quanto si voglia far credere. Le tecnologie per intraprendere un viaggio del genere sono già state sviluppate. Leggete l'articolo qua sotto scritto e pubblicato su questo blog dal sottoscritto alcuni anni fa e controllate in rete, troverete le informazioni da me raccolte assolutamente fondate. Altro che vele solari.....


Ben Rich e i
Black Programs

di Oliviero Mannucci


Spesso parlando di "retroingegneria aliena" a persone totalmente estranee alla tematica ufologica c'è sempre qualche saccente scientista ( come quelli del CICAP per intenderci N.d.R), che non prendono la cosa molto sul serio e anzi attribuiscono subito queste cose a voci non confermate messe in giro da folli esaltati. Ma spesso, escludere a priori tutto quello che non rientra nei propri limitati schemi mentali può portare ad un approccio errato, sia con l'argomento, ma anche nella vita di tutti i giorni. Per questo motivo si rende sicuramente necessario da parte dei ricercatori citare a tal proposito vicende credibili e circostanziate, ricordando come questi temi dovrebbero essere di dominio pubblico e non relegati a sparuti gruppi che già credono nella realtà del fenomeno.
Ben Rich 

Tra tutte le testimonianze concernenti lo sviluppo di tecnologie avanzatissime grazie al suggerimento ricevuto dai nostri "amici" alieni, quella di Ben Rich è per il ruolo da lui occupato nella vicenda, più che credibile. Egli, infatti, tra il 1975 e il 1991 fu a capo dei Lockheed Martin Advanced Development Programs, noti anche come Skunk Works, le ricerche più avanzate nel settore aeronautico. Poco dopo il suo pensionamento, Rich iniziò a tenere una serie di conferenze nelle quali fece affermazioni di interesse assoluto.

Il 22 settembre 1992, durante una conferenza presso il museo dell’Usaf a Dayton, Ohio. Rich dichiarò che l’aeronautica degli Stati Uniti aveva appena affidato alla Lockheed un progetto per “riportare ET a casa” ( parole testuali ). Lo stesso concetto venne ribadito da Rich e il 23 marzo 1993 a una conferenza gestita dalla UCLA School of Engineering Alumni Association. Affermò infatti, parlando degli USA, che “siamo in possesso della tecnologia per riportare ET a casa”. Ma non si limitò a dire solo questo, Rich rilasciò una dichiarazione ancora più importante: “Siamo già in possesso dei mezzi per effettuare viaggi interstellari, ma queste tecnologie sono talmente occultate all’interno dei black programs che ci vorrebbe un intervento divino per renderle di pubblico dominio. Avevamo compiuto degli errori di calcolo, continua Rich, ma li abbiamo individuati e corretti e ora sappiamo come viaggiare verso le stelle, e non ci vuole certo una vita intera per giungervi”. Ricordo a tal proposito il "velato" ma non troppo riferimento all’esistenza di una flotta interstellare statunitense, scoperto dall’hacker scozzese McKinnon e anche da altri. Realtà o fantasia? Non è dato saperlo, almeno ufficialmente, ma certamente l’ipotesi che tale flotta esista concretamente viene ora ulteriormente avvalorata.






Sempre stando a quanto affermato da Rich nel corso di quella stessa conferenza; nel 1964 la Lockheed avrebbe effettuato un balzo tecnologico in avanti gigantesco, talmente grande che a decenni di distanza, la tecnologia scoperta non può ancora essere applicata nei settori privati. Con una frase molto ad effetto, Rich concluse affermando che “i progetti che stiamo portando avanti riguardano tecnologie sulle quali una volta fantasticavano gli scrittori di fantascienza. L’intelligence vorrebbe che ciò rimanesse nell’ombra, ma è tempo di porre fine a tutta questa segretezza, dal momento che non rappresenta più una minaccia alla sicurezza nazionale”.Quanto appena detto non può non far pensare alle limpide affermazioni del colonnello Philip J. Corso, ufficiale di Stato maggiore presso la Foreign Technology Division poi assegnato dal 18 luglio 1962, alla Plans Division presso l’Operation Command Research & Development con il compito, all’interno di un progetto di retroingegneria su tecnologie non terrestri, di smistare e destinare alle aziende statunitensi più avanzate, a seconda del campo di ricerca, le parti del disco volante recuperato a Roswell e non solo quelle.


Il salto operato nel 1964 dalla Lockheed, infatti, ben potrebbe essere frutto di un aiuto esterno che portò gli scienziati e i ricercatori in possesso di tecnologia avanzatissima, non terrestre naturalmente. Una prima obiezione che si potrebbe muovere su quanto sopra esposto è che, in realtà, Rich non ha mai citato alcun utilizzo di tecnologia extraterrestre, per cui si potrebbe anche pensare che non vi sia stato alcun aiuto esogeno nel raggiungimento di livelli tecnologici così elevati. Ma dalla corrispondenza intrattenuta tra lo stesso Rich e John Andrews senior designer della Testor Corporation emerge una chiave di lettura della vicenda piuttosto interessante. In una lettera del 1 luglio 1986, quest’ultimo domandava a Rich se credesse negli Ufo. Una settimana dopo, Ben Rich rispose su carta intestata Lockheed che non aveva ombra di dubbio sulla loro esistenza . Incuriosito, Andrews insistette per saperne di più, e gli domandò se credesse in un’origine extraterrestre o umana degli Ufo. Rich con una lettera datata 21 giugno rispose di “credere in entrambe le categorie di Ufo. Ritengo che tutto sia possibile. Molti dei nostri Ufo infatti erano Un Funded Opportunities“. L’utilizzo dell’espressione “Un Funded Opportunities” merita sicuramente un attenta analisi. La lettura più semplicistica è che queste “opportunità non finanziate” si riferiscano a programmi avanzati all’interno degli Skunk Works che non ricevevano i fondi necessari per uno sviluppo appropriato. Ma c'è anche un altra chiave di lettura, vale a dire quella per cui si tratti di riferimenti a “opportunità” sì prive di finanziamenti, ma prive in quanto non ne necessitavano. Infatti si trattava di tecnologia ottenuta da altrove, vale a dire da ricerche di retroingegneria su velivoli extraterrestri precipitati e confluita poi nel progetto Snowbird, il quale prevedeva lo studio di tecnologia aliena da replicare per tentare di creare dischi volanti terrestri identici a quelli recuperati dai vari siti di UFO Crash, tra i quali sicuramente Roswell e non solo. Per quanto possa trattarsi di una coincidenza, non si può non citare il fatto che, nel corso di una mostra d’arte nel 1992 vicino a Laguna Beach, California; Ben Rich, a domanda dello storico aeronautico Lee Graham, che gli domandava se potesse confermare l’esistenza del progetto Snowboard, Rich rispose che non poteva lasciarsi andare a dichiarazioni su quell’argomento. A ciò si aggiunge quanto affermato da John Andrews, il quale, formulando analoga domanda a Rich, si sentì rispondere dallo stesso Rich che se avesse parlato di tale progetto, sarebbe sicuramente stato arrestato. In ogni caso, stando alle affermazioni di Rich, non si può non giungere a una ovvia: non tutti gli Ufo sono attribuibili agli alieni. Perciò molti Ufo, potrebbero essere velivoli statunitensi sperimentali supersegreti. A questo punto è chiaro che non è sempre facile capire a priori se un avvistamento UFO è attribuibile a qualcosa di terrestre, ma sconosciuto ai più, o ad una origine esogena.

La tipologia che emerge maggiormente dagli Skunk Works è quella di velivoli di forma triangolare/boomerang. Di conseguenza, tutti gli avvistamenti di oggetti triangolari potrebbero essere letti nell’ottica di una possibile origine umana, specie se avvengono nei pressi di basi militari. Non si può non citare a questo punto l'ondata di avvistamenti di velivoli triangolari in Belgio degli anni ’90 così come gli avvistamenti nella Hudson Valley negli anni ’80 di velivoli a forma di boomerang, ma ce se sarebbero anche altri meno conosciuti, ma non meno importanti. Al tempo stesso non bisogna dimenticare come il fenomeno Ufo tende a essere camaleontico, nel senso che tende a mimetizzarsi a secondo dei periodi storici in cui si manifesta. Per quanto concerne gli Ufo di forma triangolare, l’avvistamento più eclatante è stato quello dell'agosto 1989 fatto da Chris Gibson, ingegnere petrolifero che stava lavorando su una piattaforma nel Mare del Nord e anche dal suo collega Graeme Winton. I due videro in cielo un KC-135 Stratotanker e due F-111 al suo fianco. Nulla di strano, se non fosse che attaccato allo Stratotanker con sistema “buddy buddy” per effettuare il rifornimento in volo, vi era un velivolo dalla forma di triangolo isoscele, completamente nero. Se si trattasse del celebre Aurora, di un SR-75 Penetrator, di un XR-7 Thunder Dart o di un TR-3A Black Manta non è facile stabilirlo, ma risulta chiaro come l’Aviazione degli Stati Uniti ha dei prototipi dalle forme peculiari e tecnologicamente avanzati, trattandosi di velivoli in grado di raggiungere, stando ad alcune indiscrezioni, velocità pari a Mach 20.


Da considerare, come in questi casi si tratterebbe di velivoli che rientrano tra quelli che Rich ha definito di “seconda fascia”, nel senso che, pur mostrando prestazioni superiori a qualsiasi altro velivolo di potenze straniere rientrano ancora nella categoria dei "normali". Ne esisterebbero di super avanzati, addirittura fisicamente invisibili. Stando alle dichiarazioni di Rashid Zeineh, ricercatore della società californiana Advanced American Enterprise, l'invisibilità totale sarebbe stata raggiunta tramite lo Stealth Technology System (STS), un sistema di occultamento visivo sul cui funzionamento c'è la massima segretezza. Questo sistema, afferma Zeineh (che ne è l’inventore), sarebbe applicabile non solo ai cosiddetti UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle), ma anche su veicoli terrestri, navali e addirittura sugli stessi soldati. Il sistema utilizzato conferirebbe un’invisibilità totale fino a 7-8 metri di distanza dall’osservatore. Da alcune indiscrezioni, sembra che questo sistema si basi su un insieme di videocamere e proiettori che trarrebbero immagini dall’ambiente circostante riproiettandole sulla superficie dell’oggetto, in questo modo il target diventerebbe virtualmente invisibile poiché non distinguibile oltre una certa distanza, dallo scenario circostante. Ritengo tuttavia che esista anche un altro tipo di tecnologia che utilizzando metamateriali in grado di deviare la luce intorno all’oggetto per poi ricomporla come se l’oggetto non si trovasse nel mezzo, conferisce l’invisibilità totale ai velivoli.


Questo emergerebbe in alcune sequenze di fotografie reperibili anche su internet, nelle quali si vedono Balls of Light (BOLs) ad alta quota, seguite da scie, che a seguito di un procedimento di decloaking diventano a tratti visibili e si palesano per essere come F117-A. Al riguardo, il Professor John Pendry, dell’Imperial College di Londra, con il suo team di ricercatori nel campo dell’invisibilità, ha fatto un esempio, molto calzante: se osserviamo un masso in mezzo a un fiume con l'acqua che vi scorre intorno, notiamo che non è definibile la forma del masso. Quindi possiamo tranquillamente comprendere come quello che si sa sullo sviluppo di queste tecnologie avanzatissime non è altro che la punta dell'iceberg. Non posso fare a meno di ricordare quelle che Ben Rich disse in punto di morte allo storico James Goodall: “Jim, là nel deserto abbiamo delle cose di cinquant’anni più avanti. Se hai visto qualcosa nella serie Star Trek o in Guerre Stellari, noi l’abbiamo realizzato o abbiamo deciso che non valeva lo sforzo realizzarlo”. Proprio in quest’ottica gli atteggiamenti di certi ambienti "scientifici" improntati sulla negazione a priori di un qualche fenomeno per la supposta impossibilità di essere e di esistere fanno sicuramente sorridere, dal momento che di prove concernenti l’esistenza di nuove tecnologie ve ne sono eccome, purché non si voglia fare come lo struzzo che per paura del leone che arriva mette la testa sotto la sabbia, pensando, non vedendolo più, di aver risolto il problema. Risultato: alla fine viene mangiato lo stesso!

Open Minds UFO Radio : Leslie Kean, Former US Government Officials’ New UFO Research Initiative


National Geographic: Area 51 The CIA's Secret Files


Caso Zanfretta - Storia dell'uomo che incontrò veramente gli alieni


Top-Secret Underground Alien Base At Yellowstone National Park?


Members of the online UFO community are enthusing over a grainy webcam footage taken recently at the Yellowstone National Park in Wyoming and promoting it as “devastating” testimony against skeptics who deny existence of aliens and UFOs of extraterrestrial origin. Source: https://www.inquisitr.com​

Alieni, Scienza: l'Università di Harvard ha trovato gli ET? Probabilmente sì

L'Università di Princeton e Harvard hanno condotto delle ricerche su uno dei Sistemi Stellari a noi più prossimo.

 

 https://s-i.huffpost.com/gen/1378247/images/o-HARVARD-PRINCETON-facebook.jpg

 

Le notizie che riguardano gli #alieni che circolano in rete sono davvero tante. Basti pensare al video ufficiale rilasciato dal Pentagono, che mostra le immagini di un UFO di presunta origine extraterrestre volare nei nostri cieli [VIDEO] [VIDEO]. Ma l'Università di Princeton e quella di Harvard hanno rilasciato un comunicato molto interessante, in cui verrebbe indicato uno dei luoghi a noi più prossimi in cui potrebbe fiorire la vita aliena. Stiamo parlando del famoso sistema stellare TRAPPIST-1 che lo scorso anno ha appassionato gli scienziati e l'opinione pubblica. Ma andiamo adesso a vedere perché dalle ricerche delle due Università statunitensi è risultato probabile che su quei pianeti fiorisca la #vita aliena.

Vita aliena

Non è semplice trovare nell'universo le condizioni adatte a far fiorire la vita per lungo tempo su un dato pianeta, tanto da creare la biodiversità. Ma secondo le ricerche delle Università di Harvard e di Princeton, su TRAPPIST-1 questo sarebbe possibile. Infatti i pianeti più esterni del sistema stellare presenterebbero le condizioni adeguate per dare il tempo alla vita aliena di evolversi. Infatti i corpi celesti gravitanti intorno TRAPPIST-1 posseggono i giusti criteri per garantire l'abitabilità della superficie del pianeta. Questa notizia arriva dopo che la NASA ha rilasciato una importante dichiarazione sulla vita aliena [VIDEO]. Ma andiamo a vedere quali sono gli altri criteri per garantire la sopravvivenza degli alieni.

Altri criteri

Per garantire la sopravvivenza della vita aliena come noi la intendiamo, prima di tutto il pianeta deve presentare acqua allo stato liquido.
Il corpo celeste inoltre deve essere sferzato dal vento solare nella misura in cui questo non lo privi della sua atmosfera, requisito fondamentale per far sì che le forme di vita extraterrestri trovino un ambiente adeguato per sopravvivere. I pianeti di TRAPPIST-1 si sono rivelati in grado di mantenere le loro atmosfere per miliardi di anni, così da rendere probabile l'ipotesi che sulle loro superfici prosperi la vita aliena. Non ci resta adesso nient'altro se non aspettare nuove notizie dal campo della #scienza, ricordando di ringraziare sempre gli scienziati per l'encomiabile lavoro che svolgono quotidianamente. Infatti, proprio nelle scorse ore, la NASA ha dichiarato che un meteorite ci ha sfiorati, sollevando numerose questioni sulla sicurezza planetaria [VIDEO].



C.Esposito 

Fonte 

Dentro il programma segreto del Pentagono per identificare gli Ufo

Ufficialmente la Difesa americana ha smesso nel 2012 di studiare possibili minacce aliene. Ma alcuni 007 non hanno mai interrotto le ricerche, convintissimi che gli extraterrestri abbiano già visitato la Terra

 

 "Quello che un tempo era considerato fantascienza ora è un fatto scientifico": è il 2009 e quella scritta nero su bianco è la conclusione contenuta in una relazione del Pentagono riservata solo agli ambienti interni. Al quinto piano dell'Anello C, all'interno del palazzo più blindato al mondo, da due anni un team super-selezionato sta lavorando a un programma segretissimo sull'esistenza degli U.F.O. dietro segnalazioni dei piloti dell'aeronautica militare su oggetti volanti non identificati e fenomeni inspiegabili avvistati. Ne viene fuori che gli "Stati Uniti non sono in grado di difendersi da alcune delle tecnologie scoperte", si legge nella nota. Sono questi i risultati ottenuti dall'"Advanced Aerospace Threat Identification Program", il "Programma avanzato per l'identificazione delle minacce aerospaziali" scoperto dal New York Times solo qualche settimana fa.

 Un programma ufficialmente chiuso ma ancora attivo
Per il suo piano segretissimo, il Pentagono ha stanziato 22 milioni di dollari all'anno (circa 19 milioni di euro). Una goccia in un oceano se paragonato ai 600 miliardi di dollari totali messi sul tavolo dal Dipartimento della Difesa. E così avrebbe dovuto essere, al punto che nessuno, al di fuori del Pentagono, è mai venuto a conoscenza del programma fino ad ora, quando un portavoce ha confermato la sua esistenza aggiungendo che è stato chiuso nel 2012. Stando, però, a quanto riporta il quotidiano di New York, che cita fonti accreditate, le indagini su questi avvistamenti continuano e che ad essere finiti sono solo i finanziamenti. Intanto fonti della Marina Usa hanno assicurato che nel 2004 a 100 miglia dalla costa sono stati registrati "oggetti volanti che apparivano all'improvviso a 80.000 piedi di altezza, si tuffavano in direzione dell'oceano e poi si fermavano d'un tratto all'altezza di 20.000 piedi. Quindi, come erano apparsi, sparivano".Un programma ufficialmente chiuso ma ancora attivo
Per il suo piano segretissimo, il Pentagono ha stanziato 22 milioni di dollari all'anno (circa 19 milioni di euro). Una goccia in un oceano se paragonato ai 600 miliardi di dollari totali messi sul tavolo dal Dipartimento della Difesa. E così avrebbe dovuto essere, al punto che nessuno, al di fuori del Pentagono, è mai venuto a conoscenza del programma fino ad ora, quando un portavoce ha confermato la sua esistenza aggiungendo che è stato chiuso nel 2012. Stando, però, a quanto riporta il quotidiano di New York, che cita fonti accreditate, le indagini su questi avvistamenti continuano e che ad essere finiti sono solo i finanziamenti. Intanto fonti della Marina Usa hanno assicurato che nel 2004 a 100 miglia dalla costa sono stati registrati "oggetti volanti che apparivano all'improvviso a 80.000 piedi di altezza, si tuffavano in direzione dell'oceano e poi si fermavano d'un tratto all'altezza di 20.000 piedi. Quindi, come erano apparsi, sparivano".

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Non è la prima volta che le forze armate americane si interessano agli oggetti volanti non identificati: lo avevano già fatto nel 1952 con il "Project Blue Book", quando studiarono fino al 1969 oltre 12mila avvistamenti, di cui un centinaio rimasero inspiegabili. Ma quaranta anni dopo, la Difesa americana torna a interessarsi dei possibili nemici dello spazio, e lo fa mettendo sul piatto una buona dose di finanziamenti.

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 Questa volta a volerlo fortemente è soprattutto il senatore democratico del Nevada, Harry Reid, da sempre interessato ai fenomeni spaziali. Ma a dare l'ok ci sono anche altri due senatori e membri di una sottocommissione che si occupa del budget della Difesa: il Repubblicano dell'Alaska Ted Stevens, morto nel 2010, e il Democratico delle Hawaii Daniel K. Inouye, morto nel 2012.

"Sono assolutamente certo dell'esistenza degli alieni"

I tre senatori decidono che il programma deve rimanere essere segreto; tra le ragioni, il fatto di non volere un dibattito in Senato sul suo finanziamento, cosa che non succede per i fondi destinati ad attività coperte da segretezza. A capo del progetto segretissimo c'è, invece, un ufficiale dell'intelligence militare americana, Luis Elizondo. Gran parte dei finanziamenti sono destinati alla società del magnate Robert Bigelow, vecchio amico di Reid e attuale collaboratore della Nasa. Lui che solo a maggio scorso ha detto al canale CBS di essere "assolutamente certo dell'esistenza degli alieni" così come del fatto che gli U.F.O. hanno visitato la Terra. 


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Robert Bigelow e il logo della sua azienda che collabora anche con la NASA


Sotto la guida di Bigelow, la sua compagnia - la Bigelow Aerospace - modifica il quartier generale di Las Vegas per lo stoccaggio di leghe metalliche e di altri metalli raccolti nel corso di fenomeni aereo non identificati. 
Il team che lavora al programma raccoglie registrazioni audio e video di prove di 'incursioni' di U.F.O. Ma sente addosso lo scetticismo della comunità": "I nostri scienziati temono di essere ostracizzati e i nostri media hanno paura di essere stigmatizzati. La Cina e la Russia sono molto più aperte degli Stati Uniti. Così come i Paesi più piccoli come il Cile, il Belgio, la Francia, l'Inghilterra e alcune nazioni sudamericane. Sono molto produttivi", sosterra' in seguito Bigelow. Nel 2009, Reid arriva a una conclusione: i risultati ottenuti sono talmente straordinari da meritare un più alto livello di sicurezza. E lo fa in una lettera indirizzata a William Lynn III, vice segretario della Difesa, che però gli nega la richiesta. Tre anni dopo, stando a fonti della Difesa citate dal New York Times, il programma viene chiuso definitivamente.


 Risultati immagini per Luis Elizondo ufo

Ma in un'intervista recente Luis Elizondo specifica che solo i finanziamenti sono stati sospesi e che lui ha continuato a indagare sul fenomeno. Fino allo scorso ottobre, quando ha deciso di dimettersi perché convinto che la sua attività fosse stata sottoposta a un eccesso di segretezza e che non fosse finanziata adeguatamente. "Perché non impieghiamo più tempo ed energie su queste questioni?", ha scritto in una lettera indirizzata al Segretario della Difesa James Mattis. Nella sua lettera di dimissioni ha espresso la sua frustrazione sui limiti imposti al programma, il quale - ha sottolineato a Mattis - rimane di fondamentale importanza per il bene delle forze armate e dell'intera nazione".


Sonia Montrella 

Fonte