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Monday, January 14, 2013

Un’alga aliena in un meteorite caduto in Sri Lanka?

Un meteorite caduto a fine anno in Sri Lanka conterrebbe un fossile di alga di origine extraterrestre. Ma c’è forte scetticismo

 

Ricordate la storia dei batteri marziani scoperti in un asteroide ritrovato in Antartide, il famoso meteorite ALH 84001? Anni dopo l’annuncio, avvenuto nel 1996 con tanto di endorsement da parte dell’allora presidente USA, Bill Clinton, si scoprì che probabilmente i presunti fossili di batteri alieni altro non erano che concrezioni geologiche. Per questo la prudenza è d’obbligo e il condizionale inevitabile, parlando della ricerca appena pubblicata sul Journal of Cosmology da un gruppo di scienziati delle Università di Buckingham e Cardiff, nel Regno Unito, e del Medical Research Institute di Colombo, la capitale dello Sri Lanka. Qui, il 29 dicembre 2012, era caduto un piccolo meteorite. Non così piccolo da disintegrarsi in atmosfera: fu recuperato nei dintorni di Araganwilla, un villaggio nel centro-nord dell’isola, e subito sottoposto a indagini. Il meteorite sembrerebbe portare con sé un passeggero. Un’alga di origine extraterrestre.

Diatomea aliena - Si tratterebbe di un’alga unicellulare, simile alle diatomee, alghe composte da un’unica cellula comparse sulla Terra 135 milioni di anni fa. La domanda è quindi ovvia: non si tratta forse di un fossile proveniente dal nostro pianeta? Forse il meteorite è un pezzo della Terra scagliato nello spazio qualche centinaio di milioni di anni fa e ricaduto ora sulle nostre teste. Ma secondo i ricercatori l’ipotesi di una contaminazione “è esclusa dal fatto che le abbondanze di elementi all’interno delle strutture corrispondono strettamente a quelle della matrice circostante”. Detto in altri termini, il fossile di diatomea sarebbe ben integrato all’interno del meteorite, il quale potrebbe essere arrivato insieme alla cometa Encke, che passa periodicamente dalle nostre parti.

La presunta diatomea fossile nella meteorite dello Sri Lanka.

Forma di vita extraterrestre? - Le diatomee non possono prodursi se non attraverso meccanismi biologici. Meccanismi cioè che includono la combinazione di complesse molecole organiche a formare una struttura vivente. Le diatomee acquisiscono l’energia necessaria al loro sostentamento dell’ambiente circostante e sono in grado di riprodursi: le due condizioni che gli scienziati associano alla vita. Anche se si tratta fondamentalmente di un’unica cellula, se la scoperta fosse confermata sarebbe di portata storica. Infatti, anche se nei frammenti di comete e meteoriti si sono spesso trovate molecole organiche semplici e persino amminoacidi, l’esistenza di chimica organica al di fuori della Terra non vuol dire che possa esistere anche la vita. La chimica è una cosa, la biologia è un’altra. E qui potremmo avere a che fare con una struttura di tipo biologico. Con una forma di vita, cioè, di origine extraterrestre.

Le perplessità sulla scoperta - Ma c’è molto scetticismo in merito. La rivista in questione, il Journal of Cosmology, pur definendosi una rivista scientifica peer-reviewed, è stata oggetto di forti controversie da quando è stata fondata nel 2009. Nel marzo del 2011 la pubblicazione di un articolo di un ingegnere della NASA, Richard Hoover, sulla scoperta di possibili cianobatteri fossili extraterresti in una meteorite, ha scatenato un putiferio. La NASA ha preso le distanze da quell’annuncio, e si scoprì che il paper era stato rifiutato da più prestigiose riviste negli anni precedenti. Forti perplessità emergono inoltre dall’accostamento fatto dagli scienziati autori della pubblicazione riguardo un’altra scoperta all’interno del meteorite: strutture simili a cellule rosse che potrebbero essere collegate al misterioso fenomeno della “pioggia rossa” che ha coinvolto la regione indiana di Kerala nel 2001. Secondo le teorie convenzionali, nell’acqua caduta ci sarebbero state spore provenienti da alghe marine forse sollevate da trombe d’aria sull’Oceano indiano. Una teoria eterodossa subito rimbalzata sui media internazionali, e ripresa dal programma Voyager, tirava invece in ballo l’ipotesi aliena: la pioggia rossa conterebbe organismi extraterrestri e, secondo la ricerca pubblicata sul Journal of Comsology, il meteorite srilankese presenterebbe proprio le stesse cellule rosse al suo interno. Non c’è da stupirsi, dunque, che la notizia abbia provocato di più di un mugugno nella comunità scientifica internazionale.

Fonte:  http://scienze.fanpage.it

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