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Monday, January 20, 2014

L’antico manufatto tecnologico che potrebbe riscrivere la storia dell’umanità

Sin da quando sono state scoperte, le piramidi d’Egitto, agli occhi dei ricercatori occidentali, sembravano sfidare le capacità tecnologiche e ingegneristiche si una cultura tanto primitiva
 

scisto

Negli ultimi anni, numerose scoperte di enigmatici artefatti hanno portato un numero sempre crescente di studiosi a sostenere che gli antichi egizi erano forniti di conoscenze tecnologiche molto più avanzate di quanto si pensasse, fino a sostenere la possibilità, tanto cara ai Teorici degli Antichi Astronauti, di essere venuti a contatto con intelligenze non terrestri in visita sul nostro pianeta nella notte dei tempi.
Anche se questa affermazione è assolutamente negata dalla comunità scientifica moderna, nessuno può negare che gli egiziani siano riusciti a realizzare opere tecnologiche che, almeno per quanto ne sappiamo, sfidano le possibilità concrete del periodo nel quale fiorì la loro civiltà.
Tra gli artefatti di questo genere c’è ne uno molto particolare conosciuto come il ‘Disco di Scisto’, un oggetto circolare realizzato circa 5 mila anni fa e che sembra essere il componente di un antico, quanto sconosciuto, dispositivo avanzatissimo.
L’oggetto fu rinvenuto a Saqqara nel gennaio del 1936 dall’egittologo Brian Walter Emery, durante lo scavo della tomba del principe Sabu, figlio del Faraone Aneddzhiba, quinto sovrano della prima dinastia dell’antico Egitto), chiamato ‘Stella della Famiglia di Horus’.
La tomba, conosciuta anche come ‘Mastaba di Sabu’, si trova alle porte del Delta del Nilo, a circa 1,7 chilometri a nord della piramide a gradoni di Djoser. La camera sepolcrale non ha scale e la sovrastruttura è stata completamente riempita di vasi di sabbia e pietre, coltelli di selce, frecce, alcuni strumenti di rame.
Ma tra tutti gli oggetti ritrovati, quello che immediatamente ha attirato l’attenzione di Emery è stato quello che inizialmente fu definito un ‘contenitore di scisto a forma di ciotola’.
L’oggetto ha un diametro di circa 61 centimetri, con un foro al centro di circa 10,6 centimetri. Il manufatto, molto simile ad un volante o ad un volano di un macchinario, ha una serie di ‘pale’ curve che assomigliano all’elica di una barca, con il foro centrale che sembrerebbe destinato ad ospitare un asse o qualche altro oggetto sconosciuto.
La cosa più curiosa è il materiale scelto dai produttori ignoti per realizzare l’oggetto: lo scisto che, nella moderna petrografia, indica una roccia metamorfica a grana medio-grossa caratterizzata da una tessitura scistosa abbastanza marcata, cioè tendente a sfaldarsi facilmente in lastre sottili, cosa che metterebbe in crisi molti artigiani contemporanei.

L’enigmatico oggetto è attualmente in mostra nella prima ala del Museo Egizio del Cairo, etichettato come “contenitore per incenso”, anche se non vi alcuna prova a sostegno di questa affermazione.
Quel che è certo, e più sorprendente, è che l’oggetto è comparso abbastanza presto nella storia egizia, indicando un’abilità molto sofisticata nel modellare oggetti in pietra di tale complessità.
Il mistero si infittisce se si considera il fatto ben documentato che l’introduzione della ruota in Egitto non si è verificata fino al 1640 a.C., anno in cui ci fu l’invasione del gruppo asiatico conosciuto come Hykos, intorno alla fine del Medio Regno.
Quindi, la domanda che ci si pone è: se il Disco di Scisto non è una ruota, né un portaincenso, allora cos’è? E come ha potuto una cultura dotata solo di rossi scalpelli lavorare un materiale tanto delicato ad un livello così alto di complessità?
Effettivamente, mentre la maggior parte degli archeologi si sente in dovere di offrire un parere ‘realistico’ sull’utilizzo del disco, il suo design futuristico continua a confondere tutti coloro che l’hanno visto. Infatti, una spiegazione soddisfacente non è stata ancora fornita.
Alcuni, ad esempio, credono che il disco sia servito solo per essere da base per sostenere una lampada ad olio. Tuttavia, i critici di questa teoria sostengono che la forma e la curvatura dei suoi petali rendano inverosimile questa ipotesi. E poi, perchè realizzare un semplice sostegno così complesso? E perchè non ne sono stati trovati altri?
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Una tecnologia più avanzata del previsto?

Non manca chi si avventura in ipotesi più ‘al limite’, paventando la possibilità che ci troviamo di fronte ad un qualche tipo di tecnologia antica sconosciuta piuttosto avanzata. L’egittologo Cyril Aldred è giunto alla conclusione che l’oggetto possa essere la copia di un manufatto metallico molto più antico, a memoria di un qualche evento remoto che li aveva particolarmente impressionati.
D’altra parte, perchè gli antichi egizi si sono presi la briga di realizzare un oggetto tanto complesso più di 5 mila anni fa? E perchè avrebbero dovuto perdere tempo e sviluppare le necessarie competenze per creare un oggetto decorativo, a meno che non servisse per un qualche scopo specifico molto importante?
Sia come sia, questo oggetto continua a costituire uno dei più grandi e sconcertanti misteri dell’antico Egitto, fornendo argomenti a tutti coloro che si rifiutano di credere che un tale manufatto tecnologicamente avanzato sia stato concepito dagli egizi senza un aiuto ‘esterno’.

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