sabato 30 settembre 2017

Microchip sottopelle, tra le 30 e le 50 mila persone ne fanno già uso

Lo scrive il Wall Street Journal. Chi lo ha fatto lo usa per aprire porte, per essere riconosciuti sul luogo del lavoro e altro ancora. Presto i chip epidermici potranno essere utilizzati anche in ambito medico

 ROMA - I microchip sono parte integrante della vita moderna. L'idea di essere controllati e controllabili, grazie al loro impiego nei dispositivi che usiamo per la nostra esistenza digitale, è un qualcosa a cui siamo ormai abituati. Ma se qualcuno ci dicesse che oggi nel mondo ci sono tra le 30mila e le 50mila persone taggate con un piccolo microchip sottopelle e in un certo senso ognuno di loro è anche un dispositivo? Il conto lo fa il Wall Street Journal, secondo cui il dispositivo sottocutaneo è già ampliamente in uso in vari ambiti. E la nuova frontiera del microchip sarà la medicina.







Il quotidiano cita il caso di un olandese di 32 anni che ha scelto di farsi inserire nel proprio corpo diversi tag per facilitarsi la vita: per l'uomo non è più un problema, ad esempio, l'essersi dimenticato a casa le chiavi della macchina o del proprio appartamento perché con il microchip la porta di casa si apre da sola, si viene riconosciuti automaticamente all'ingresso dell'edificio di lavoro e altrettanto facile è entrare nel parcheggio aziendale.




Gli impianti sottopelle sono piuttosto piccoli, della lunghezza di pochi millimetri, e vengono inseriti nei tessuti grassi in pochi minuti. Una volta attivati, vengono letti da radiofrequenze come quelle utilizzate dagli smartphone o dai lettori di carte magnetiche e il loro impiego appare sempre più ampio. Presto, secondo i produttori, ci saranno anche applicazioni mediche: nel microchip sottopelle immagazzineremo informazioni necessarie in caso di interventi d'urgenza, come terapie seguite o condizioni mediche particolari.







La pratica, sottolineano però i critici, può avere implicazioni etiche negative. "L'uso di un tag è accettabile ad esempio per una persona che non può tenere una chiave a causa di un'artrite grave o che ha perso la mano", spiega ad esempio Arianne Shahvisi della Brighton and Sussex Medical School, "ma se si usano per persone con demenza per trasportare le informazioni che le identificano e per essere sicuri che non perdano le chiavi potrebbe essere un problema, perché il paziente potrebbe non essere in grado di dare il proprio consenso informato".

Il primo uomo a impiantarsi un microchip sottopelle fu lo scienziato britannico Kevin Warwick. Nel 1998 Warwick, con un'operazione di venti minuti, si inserì un microchip nella mano e gli bastava muoverla per aprire automaticamente porte e accendere luci. Di lì in poi, ogni giorno, migliaia di biohacker in tutto il mondo sperimentano soluzioni e ipotesi sempre

nuove. In Australia c'è già chi sta lavorando a una soluzione per lasciare a casa banconote e tessere e fare shopping semplicemente muovendo un dito.



http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/09/19/news/nel_mondo_30-50mila_persone_taggate_con_chip_sottopelle-148084912/ 

Commento di Oliviero Mannucci: L'articolo non spiega che esistono microchip che funzionano come trasponder, e quindi ricevono e trasmettono. Chi li ha installati nel proprio corpo è quindi individuabile. Non solo, ma alcuni di questi microchip sono dotati di microcariche di cianuro, che se liberate possono uccidere  in un istante la persona in cui si trova ( molti militari delle forze speciali di tutto il mondo li hanno addosso). Le implicazioni dell'uso dei microchip negli esseri umani sono inquietanti. Quando se ne cominciò a parlare qualche anno fa, i soliti scettici, come quelli del CICAP, tanto per intenderci, dicevano che erano tutte bufale, adesso invece si rivela un triste realtà. Diffidate sempre da chi vi propina versioni ufficiali al soldo di chi ha l'interesse a tenervi sotto controllo!


Campi Flegrei: bomba ad orologeria, piano di evacuazione inesistente

Il terremoto recentemente avvenuto a Ischia riaccende i riflettori sulla zona vulcanica più pericolosa al mondo. Il super vulcano dei Campi Flegrei, zona densamente abitata, potrebbe eruttare in qualsiasi momento. Si tratta di una bomba ad orologeria, ma il piano di evacuazione è tuttora inesistente.

Giuseppe Mastrolorenzo
Giuseppe Mastrolorenzo


 I rischi rappresentati dai Campi Flegrei, dal Vesuvio e dall'Isola di Ischia sono ben noti al mondo scientifico e alle istituzioni, ma per quanto possa sembrare paradossale, se avvenisse un'eruzione sarebbe impossibile portare in salvo la popolazione che abita la zona. Al giorno d'oggi manca un piano di evacuazione adeguato.
Inoltre, nonostante i pericoli naturali dell'intera zona vulcanica, l'attività dell'uomo amplifica i rischi di una catastrofe, ad Ischia e nei Campi Flegrei potrebbero sorgere delle centrali geotermiche con tanto di trivellazioni ad alte temperature. Per fare il quadro della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo presso l'Osservatorio Vesuviano e l'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

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— Giuseppe Mastrolorenzo, il terremoto di Ischia è collegato in qualche modo alle attività vulcaniche della zona oppure si tratta di due fenomeni separati?
— Il terremoto di Ischia è problematico dal punto di vista scientifico, perché è necessario fare altri studi in merito. Dalla rete sismica dell'INGV risulta che l'epicentro si trova su una struttura a tre chilometri a nord dell'isola. Questo è inusuale, perché in genere i terremoti in quest'area sono prodotti dalle strutture tettoniche dell'isola. I terremoti precedenti, anche se sono stati più forti come quello del 1881 e del 1883, erano prodotti da faglie che si trovavano su strutture vulcano tettoniche. L'epicentro in quel caso era sotto Casamicciola.
I terremoti di Ischia in generale dipendono, anche se non direttamente, dalla struttura geologica vulcanica, che caratterizza l'isola, in particolare dal sollevamento del monte Epomeo, che è un horst vulcano tettonico. Sotto l'isola vi è un sistema magmatico, ci sono state delle eruzioni in epoca storica, nel 1301-1302. Si tratta quindi di un'isola attiva, i terremoti in modo diretto o indiretto sono legati ad attività vulcaniche. Mentre gli altri sistemi, i Campi Flegrei e il Vesuvio hanno una propria dinamica indipendente da quella di Ischia.

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— Il terremoto di Ischia riaccende i riflettori sui Campi Flegrei. Qual è il vero pericolo rappresentato dalla zona?
— Il rischio dei due vulcani napoletani è elevatissimo, possono essere considerati senza dubbio i vulcani a più alto rischio al mondo. Il rischio è il prodotto della probabilità che si verifichi un'eruzione esplosiva disastrosa e del valore esposto, cioè la quantità di vite umane a rischio durante l'eruzione. Nel caso del Vesuvio e dei Campi Flegrei ancora di più il valore esposto è altissimo, si tratta di 3 milioni di persone a rischio di un evento che potrebbe verificarsi, per quanto ne sappiamo, in qualsiasi momento. Speriamo che in quel caso ci saranno molti precursori, fenomeni che annunciano l'eruzione in modo da prepararci per un'evacuazione; l'eruzione purtroppo potrebbe anche essere preannunciata di qualche ora soltanto.
Inoltre i Campi Flegrei sono un super vulcano, quindi uno dei pochi vulcani al mondo in grado di generare eruzioni di portata enorme, anche cento volte superiori a quella del Vesuvio che distrusse Pompei. Circa 40 mila anni fa ci fu un'eruzione dei Campi Flegrei che portò alla luce oltre 300 miliardi di metri cubi di magma. I Campi Flegrei sono ancora più critici rispetto al Vesuvio, dal 2012 si trovano al secondo livello di allerta su quattro, quello giallo. Mancano solo due livelli: l'arancione e il rosso. Il paradosso è che arrivati al livello rosso non ci sarebbe modo di salvare la popolazione, perché il piano di emergenza, che esiste sotto forma di bozza generale, non è completo perché manca un piano di evacuazione operativo.

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— Al giorno d'oggi quindi non esiste un piano di evacuazione ufficiale?
— Esiste un piano di emergenza, ma affinché questo sia operativo dev'esserci un piano di evacuazione. L'unico intervento possibile in caso di eruzione è l'evacuazione. Negli ultimi anni è stato realizzato il piano di emergenza per i Campi Flegrei, fra l'altro a mio avviso un piano sottodimensionato, perché all'interno si parla di un'eruzione di medio livello, non di una possibile eruzione di grande portata.
Esiste la strategia di trasferire la popolazione in altre regioni d'Italia, è previsto che i vari sindaci realizzino un loro piano locale, ma ancora non tutti i sindaci l'hanno fatto. Anche quando i piani dei sindaci saranno pronti, dovranno essere verificati e integrati dalla Regione Campania e infine approvati dalla Protezione Civile e dal presidente del Consiglio dei Ministri. Si tratta infatti di un'emergenza nazionale, le uniche emergenze a livello nazionale che abbiamo in Italia sono l'eruzione dei Campi Flegrei e quella del Vesuvio.
Il piano di evacuazione che prevede quali siano i mezzi, i soccorritori, le vie di fuga e le modalità di allarme manca del tutto. È un paradosso, ma se l'eruzione avvenisse fra una settimana, fra un mese, non ci sarebbe alcun modo per mettere in salvo la popolazione.


— Com'è possibile a suo avviso questo ritardo per il piano di evacuazione? Perché viene sottovalutato l'enorme rischio vulcanico?
— Da circa dieci anni denuncio la mancanza del piano di evacuazione operativo. La bozza del piano non è ancora il piano operativo vero e proprio. I singoli cittadini dovrebbero essere informati del piano in modo che possano mettersi in salvo. Io non ho un'idea del perché il piano venga sempre rinviato. Secondo me c'è una generale tendenza all'ottimismo, magari anche inconsapevole da parte di tutti.
Come hanno dimostrato le catastrofi avvenute negli ultimi decenni, dallo Tsunami nell'Oceano Indiano all'Uragano Catrina, in genere la catastrofe si prepara con una sottovalutazione. Si sa molto spesso qual è il rischio, ma c'è una tendenza comune nella popolazione, nelle istituzioni e nel mondo scientifico a sottovalutarlo. Forse si tratta di una tendenza in buona fede, notiamo che vi è però una schizofrenia fra le conoscenze scientifiche e la messa in pratica di queste conoscenze, come per esempio la realizzazione di un piano di sicurezza adeguato.
— Vorrebbe aggiungere qualcos'altro?


— Ai rischi naturali purtroppo si aggiungono spesso i rischi prodotti dall'uomo. Da alcuni anni sto combattendo contro la realizzazione di centrali geotermiche sia nei Campi Flegrei sia ad Ischia. Queste centrali funzionerebbe attraverso la trivellazione profonda, parliamo di mille metri nei Campi Flegrei e di mille trecento ad Ischia. Inoltre si tratterebbe dell'iniezione di fluidi caldi fino a 300 tonnellate l'ora e dell'estrazione di questi fluidi per produrre energia. Sappiamo bene che queste attività producono terremoti, possono provocare esplosioni vulcaniche in qualche caso. Nonostante ciò nessuna autorità si è opposta finora a questi progetti, esclusa la Regione Campania recentemente.
In un'area già ad alto rischio l'uomo crea altri rischi. L'uomo deve adeguarsi alla natura e non la natura all'uomo. Un'eruzione o un terremoto potrebbero verificarsi in qualsiasi momento, quindi a parte il monitoraggio dovremmo occuparci di prevenzione, costruire per esempio case antisismiche e realizzare un piano di evacuazione adeguato.

Fonte

Aereo drone Perdix: vola in "sciame" e si riprogramma da solo

China Lake (CA), Usa - Il dipartimento della difesa americano ha sperimentato un sistema di 103 micro-droni per operazioni di intelligence a bassa quota. Gli apparecchi sono stati lanciati da 3 F/A-18 Super Hornet

 

 

 (WAPA) - Il dipartimento della difesa Usa (Dod) ha eseguito con successo un test su uno stormo di 103 micro-droni "Perdix" lanciati da 3 aerei F/A-18 Super Hornet a China Lake, in California (Usa). Durante l'esercitazione i micro-velivoli -ad ali piegate stanno nel palmo di una mano- hanno dimostrato di avere capacità avanzate come quella di volare "a sciame" come accade in natura, di prendere decisioni collettive, automodificare la formazione di volo e ricostituire lo stormo. Non c'è un "leader" della formazione, i Perdix comunicano l'uno con l'altro ed hanno un'intelligenza collettiva. Questo consente l'ingresso e l'uscita di elementi dallo stormo, la possibilità di adattarsi alle condizioni specifiche del momento e riprogrammarsi autonomamente per il completamento della missione assegnata. Lo stormo è progettato per operazioni di intelligence a bassa quota, per la sorveglianza e la ricognizione. Ovviamente questo e solo l'inizio e la tecnologia potrà avere altre applicazioni.
Perdix è stato progettato da studenti del Massachussets Institute of Technology (Mit) e poi modificato a fini militari a partire dal 2013. Altri test sono stati condotti nel 2014 e nel 2015.
Il software e l'hardware del sistema è aggiornato continuamente non appena nuove tecnologie sono disponibili sul mercato.
I micro-droni pesano 290 g, hanno un'autonomia di oltre 20 minuti, una velocità di oltre 40-60 nodi e sono in grado di resistere al violento shock del lancio-espulsione dall'F/A-18.
Quest'ultimo test realizzato dallo Strategic Capabilities Office della difesa Usa in collaborazione con il Naval Air System Command e col Mit è avvenuto ad ottobre. Il programma televisivo Cbs "60 Minutes" ha assistito alle operazioni ed ha realizzato una puntata andata in onda domenica sera. Ieri, lunedì, il dipartimento della difesa Usa ha comunicato ufficialmente la notizia con i dettagli dell'esercitazione. 

 

Fonte 

Apollo 15 Astronaut Al Worden On Why WE'RE The Aliens!

The truth is out there… and on daytime TV, apparently.
Apollo 15 Astronaut Al Worden stopped by Good Morning Britain on Friday to celebrate space week and discuss his incredible lunar mission in 1971 that saw him orbit the moon for six days.
But the conversation drifted to the dark side of the moon when the anchors asked the 85-year-old the age-old question: does he think there is ~extraterrestrial~ life out there?




Not only did Worden say, unequivocally, that he believes aliens exist — he says that WE (yes, human beings) are actually aliens, too!
Yeesh. Kind of a heavy bomb to drop on morning TV there, Al! See what the anchors had to say to the astronaut's spacey claims (below)!

Source

Alieni, la scienziata Lina Tomasella: "Esistono, lo dimostra la matematica"

L'astronoma italiana che studia le onde gravitazionali: "Altre vite? È statistica..."

http://ec.europa.eu/research/eucys/2015/images/photos/opening-ceremony/IMG_4499.jpg

Lina Tomasella

L'esplorazione dello spazio di Lina Tomasella è partita dal sottosuolo: «In effetti la prima passione è stata la biologia e facevo la speleologa nelle grotte di Veneto e Friuli.  La bio-speleologa esattamente». Adesso è passata dall'altra parte dei misteri dell'esistenza: è ricercatrice presso l'Inaf-Osservatorio Astronomico di Padova, nonché coordinatrice e responsabile delle attività dell'osservatorio di Asiago, quello che ha i più grandi telescopi ottici d'Italia. In più è nel Gruppo Italiano Gravita, che si occupa degli studi sulle onde gravitazionali, nei quali il nostro Paese ha raggiunto i risultati raccontati giusto due giorni fa. Grazie allo strumento Virgo, a Cascine.
E dunque, cosa scopriremo ancora adesso?
«Beh, chi può dirlo. Negli ultimi anni le scoperte aumentano. E così anche i misteri».
Come si comincia a fare l'astronoma?
«Essendo appassionati di scienze, naturalmente. Io in realtà sapevo di voler fare la ricercatrice e ho partecipato anche alla prima edizione del concorso per i giovani scienziati d'Europa, nel 1989. L'ho vinto con uno studio sulla tossicità dei coloranti».
E lo spazio che c'entra?
«Tutto c'entra con lo spazio. Diciamo che un dottorato un Astrofisica ha cambiato la mia strada».
Negli ultimi tempi le notizie in arrivo dall'universo si sono moltiplicate...
«Certo, è perché abbiamo ancora più conoscenze. Poi ci sono segnali spaziali che ancora non riusciamo a capire, ed è per quello che sogniamo che arrivino da qualche civiltà extraterreste».
Però?
«Però prima di tutto uno scienziato deve studiare e catalogare; e col tempo si riescono a capire cose incomprensibili. Prendiamo come esempio le pulsar, oggetti densi che ruotano velocemente. All'inizio non si sapeva come fossero: funzionano come un faro, il segnale arriva con periodo rotazione. Facile pensare che possa essere un messaggio da un'altra specie. Poi però sono stati fatti i calcoli, e...».
Lo spazio è matematica?
«Sicuramente: quello è il motore. Anzi: è il linguaggio con cui l'universo si esprime. Esistono delle costanti che ormai sono conosciute. E ci aiutano a capire ciò che sembra imperscrutabile».
Per esempio?
«La struttura dell'universo è a spugna, con vuoti e filamenti che contengono le galassie. Tutto rispecchia le condizioni iniziali della sua formazione e le successive evoluzioni. Il Big Bang ha insomma dato le regole base, il resto è equazione».
Ora sappiamo anche che esistono pianeti abitabili.
«Dal 1995 ad oggi, quando è stato scoperto il primo, le tecniche si sono raffinate. Presto, grazie ai nuovi telescopi, potremo studiare anche la loro atmosfera».
Lo spazio è matematica: ma è anche filosofia?
«Noi siamo scienziati, le interpretazione personali non lo sono. Noi studiamo e arriviamo a un punto. Per dire: ciò che era prima del Bing Bang non è scienza perché i modelli matematici in questo caso possono dare risposte, ma non certezze».
Sì, ma l'astronomo si fa delle domande?
«Ma certo: la curiosità è il motore della nostra professione. Scienza e religione sono cose separate. Però arrivi un punto in cui qualche domanda te la fai, anche se il nostro compito è dare risposte attraverso i dati».
E la domanda resta sempre la stessa.
«Se c'è vita nell'universo? Certo, è una questione statistica: con così tanto spazio e così tanti soli, ci sono tantissimi pianeti. La difficoltà dalle difficoltà di comunicazione vista la distanza e dal rapporto spazio-tempo. E curvare l'universo per trovare scorciatoie per ora è pura fantasia».
Quindi, gli alieni...?
«Esistono. Lo dice la matematica».

Fonte



Commento di Oliviero Mannucci: Sono lieto di vedere che alcuni scienziati stiano cominciando ad aprire la loro mente all'esistenza degli esseri alieni. Però devo dissentire con la dottoressa sull'affermazione  fatta:

«Ma certo: la curiosità è il motore della nostra professione. Scienza e religione sono cose separate. Però arrivi un punto in cui qualche domanda te la fai, anche se il nostro compito è dare risposte attraverso i dati».

scienza e religione sono cose separate, anzi....! Il problema è che i scienziati continuano ad applicare il famigerato metodo scientifico materiale, che scientifico non è, in quanto si basa sull'osservazione dei fenomeni  con  sensi umani che sono limitati. I fenomeni osservati, sono fenomeni che appartengono alla dimensione materiale, e quindi effimeri, in quanto temporanei. Se si utilizzasse il metodo scientifico spirituale, che attraverso un lavoro su se stessi ti porta ad osservare fenomeni eterni, allora si avrebbe la vera scienza, quella che molti scienziati materialisti non sa neanche  dove sta di casa. 

 

A tal proposito consiglio a tutti, anche alle persone più prevenute sull'argomento alieni, questo bellissimo testo della NASA: Archaelogy,antropology, and interstellar communication   che potrete scaricare in pdf cliccando sul link appositamente creato. Il libro in questione scritto da diversi esperti, conferma in pieno le tesi della dott.ssa Tomasella, dicendo in sintesi, che le testimonianze storiche presenti sulla Terra sul passaggio di razze extraterrestri sono così tante e tali, che non si dovrebbe più mettere neanche lontanamente in dubbio una realtà del genere. Io me lo sono letto già tre volte e lo consiglio veramente a tutti. Ricordate: il cervello è come un paracadute, funziona solo quando si apre.

https://www.nasa.gov/sites/default/files/styles/side_image/public/aaic-side.jpg?itok=4Qmulbkh



UFO Sightings September 10-11, 2017 - Submissions Compilation


Review UFO sightings submitted between September 10 and September 11, 2017. Locations: Panama City Beach, FL, USA; Oro Valley, AZ, USA and Philadelphia, PA, USA.

UFO Sightings September 15-17, 2017 - Submissions Compilation


Review UFO sightings submitted between September 15 and September 17, 2017. Locations: New Mexico, USA; Corpus Christi, Texas, USA; Salt Lake City, Utah, USA; Milan, MI, USA and Philadelphia, PA, USA.

UFO Sightings September 20-21, 2017 - Submissions Compilation


Review UFO sightings submitted between September 20 and September 21, 2017. Locations: Schomberg, ON, Canada; Dana Point, CA, USA; Jackson, MS, USA; Philadelphia, PA, USA and Katy, TX, USA.

UFO Sightings September 26-27, 2017 - Submissions Compilation

 

Review UFO sightings submitted between September 26 and September 27, 2017. Locations: Florida, USA; Yuba City, CA, USA and Rome, NY, USA.

The farmer who saw and the Mountie who believed: Sask.'s most famous UFO sighting

There are no concrete answers for what happened on Edwin Fuhr’s farm 43 years ago.




Kneeling on his living-room floor, Edwin Fuhr reaches beneath a TV cabinet decorated with angel statues and family photos to insert a VHS tape into his video cassette recorder.
It shows Fuhr smoking a cigarette as he looks over a collection of photos scattered on a kitchen table. They’re intriguing images of strange circular patterns on a field — remnants of Fuhr’s sighting of what he believes were UFOs. Interviews with Fuhr are all over the Internet, but not this one, circa 1988.
A province away, at his Winnipeg home, retired Mountie Ron Morier also has a keepsake from the time when he and Fuhr and a small Saskatchewan town became an international sensation. “UFO Incident: Langenburg, Sask. Sept 1, 1974,” reads the cover of Morier’s black binder.
Lifting that cover feels like opening a secret document that should be stamped “classified” in bold, red letters. It contains a police report, newspaper clippings, faded photographs and letters from scientists with the Canadian government.
Morier jokingly calls it his X-File, a fitting nod to the sci-fi TV show that often focused on aliens, UFOs and the paranormal. It’s a treasure trove any UFO aficionado would covet.


The cover of Ron Morier’s file containing his RCMP report and other memorabilia pertaining to Edwin Fuhr’s 1974 UFO sighting near Langenburg, Saskatchewan.
A business card in the binder bears the name Dr. J. Allen Hynek, hinting at just how seriously the “incident” was taken. One of the UFO field’s most famous researchers, Hynek worked as a scientific consultant for a U.S. government initiative called project Blue Book, investigating UFO phenomena. Hynek weighed in on the Langenburg event in the media, even reportedly sending a representative to study the site, about 230 kilometres northeast of Regina.
First told before the World Wide Web or even VHS tapes, Fuhr’s story today endures in corners of the Net dedicated to UFOs and extra-terrestrial life. A video interview with him on YouTube five years ago had a resurgence in popularity after taking off on the website Reddit. It’s had more than 20,000 views.
And yet, some of the story’s most interesting parts remain strictly analog, existing only in the possession of two men forever linked to the strange event.
There are no concrete answers for what happened on Fuhr’s farm 43 years ago. Just a tantalizing story told by a Saskatchewan farmer, and the RCMP officer who believed him.

A close encounter of the second kind

Seeing a UFO up close is an incredibly rare experience. Most people just see lights in the sky, but Fuhr got closer.
Around 10:30 a.m. on Sept. 1, 1974, the then 36-year-old was swathing his fields when he saw five saucer-shaped objects on the edge of a slough.
Thinking they were duck blinds and that someone was playing a joke on him, Fuhr got off of his swather for a closer look, but still kept at least 15 feet back. He says the saucers were hovering a foot off the ground and rotating at a high rate of speed. Their surface looked like highly-polished steel.
Fuhr stopped, backed up and got on his swather. He sat there for the next 15 minutes watching them hover, too scared to move.
“They had me in a trance,” says Fuhr, now 79. “I didn’t even know what to do, cause I sat there and I thought, ‘Well gee whiz.’ ”
According to Fuhr, the objects then took off — emitting a grey vapour from underneath — and disappeared into the sky. They made no sound. The objects flew away so fast that they were gone “like that,” says Fuhr, clapping his hands.
He waited a few more minutes to make sure they were gone, then walked to the edge of the slough where he saw five ring patterns in the field. The grass in the centre of each circle was standing, while the grass surrounding that was flattened in a clockwise circle.
With no idea what he had just seen, Fuhr headed home home for lunch. His wife Karen and his parents could tell something was wrong.
“When he came in he just sat there,” remembers Karen. “All of the sudden we asked him, ‘Is there something wrong?’ And … well then he started telling us.”
The Langenburg incident came at the tail end of a golden age for UFO sightings, when reports of seeing physical craft had tapered off.
Even more tantalizing, the Langenburg UFOs — if that’s what they were — had left behind a physical trace, the circles. This classifies the sighting as a close encounter of the second kind.


Edwin Fuhr indicates where multiple flying saucers landed on his farm in Langenburg, Saskatchewan in September, 1974. (Photo by Don Healy, Regina Leader-Post) Don Healy / Regina Leader-Post
Edwin Fuhr, left, and his wife Karen at the site of his 1974 UFO encounter on July 26, 2017. TROY FLEECE / Regina Leader-Post

Investigating the landing site

Later that night, Ron Morier, then a 27-year-old RCMP constable, got a phone call at the Langenburg detachment.
Fuhr’s brother-in-law Carl Zorn asked if the police had fielded any UFO reports. Zorn had heard of Fuhr’s experience in a phone call. Although the cop and the in-law were skeptical, both men thought there was little reason to think Fuhr would make up such a tale.
“He’s the last guy in the world that would. I mean he was a teetotaller. He’s a churchgoer, a very quiet, shy man,” says Morier.
He decided to check it out. Being an RCMP officer in small-town Saskatchewan in the 1970s, he had time. Morier and his colleagues provided what he wistfully refers to as “gold-plated policing.” No job was too small.
“Back in those days, anytime anybody approached us about anything, we responded,” says Morier.


A photo that Ron Morier took of the crop circles in Edwin Fuhr’s farm near Langenburg in 1974.
The next day, he checked out the markings in Fuhr’s field. What caused them? Morier still doesn’t know to this day.
Five circles fit with the same five objects Fuhr saw. Morier’s report says the flattened portion of the circles was approximately 18 inches. The total diameter of two of the circles was 12 feet, while the other three were 10.5 feet.
There was no physical evidence in the area that would indicate someone had driven in and made the circles.
“Whatever made those impressions in his slough there came from the sky and left the same way,” says Morier.
Fuhr was the only person at the farm who saw the UFOs. Despite how fantastic the story was, Morier could not come up with a reason why this quiet farmer would make it up.
“He is a responsible person, and his information is considered reliable,” wrote Morier in his report.
He doesn’t think Fuhr was seeking fame, or even wanted his brother-in-law to tell police about it.
“Why would he want thousands of people coming to his little place there and trampling all over his yard and his fields and all of that?” asks Morier.

The fire in the field

Once the story got picked up by the media, thousands of people flocked to Fuhr’s farm. He says cars were lined up “bumper to bumper” along the road from his farm to Langenburg.
It couldn’t have come at a worse time.
It was harvest time, and people were literally getting in the way of the family’s work. Tourists, UFO enthusiasts and onlookers from all over were trying to get to the site and to Fuhr.
“They were chasing us down in the middle of the field,” he recalls, saying some drove right in front of his combine.
“My brother was getting upset and dad was getting upset,” says Fuhr. “I said, ‘What the heck am I supposed to do?’ ”
He says a plane carrying Australians who wanted to see the site even landed on a field adjacent to his farm.
Hoping to deter onlookers, Fuhr’s father finally set fire to the grass surrounding the slough where the circles were. It didn’t help though, as markings were still visible on the ground. Fuhr thinks they may have been made by legs stretching out from the UFOs.
The phone at the family’s home was also tied up with people from all over the world calling Fuhr.  He says one call came from the first man on the moon, Neil Armstrong. The two-hour conversation, Fuhr says, involved Armstrong telling Fuhr that astronauts saw UFOs when travelling through space, but were told not to divulge that to the public.
“He said ‘It’s real all right.’ ”
Asked about the possibility of people making crank calls, Fuhr says the conversation convinced him it was indeed Armstrong.
Fuhr never began turning people away, or refusing to pick up the phone. He shrugs, and says he accepted that people were interested.
“I couldn’t do nothing about it. You know how people are,” he says. “Once the public finds out there’s something out there, they’ll all come out and see.”

A farmer made famous

Fuhr and his wife now live a quiet life in a bungalow in Langenburg. He retired from farming in 1989 and runs a landscaping and snow blowing business. To keep his mind occupied, Fuhr does carpentry in his spare time.
And he also enjoys reading books about UFOs.
Some of those books even mention Fuhr’s story, one of North America’s most famous UFO encounters. It was even featured on a History Channel documentary about UFOs. A cheesy dramatization of the sighting was made, with an actor playing Fuhr sitting on what looked more like a backhoe than a swather.
The setting for the video is a poor backdrop for Saskatchewan, with hills and trees in the background rather than fields. When the actor playing Morier arrives on scene, he’s wearing the stereotypical red serge, dress uniform of the RCMP — definitely not what he wore for daily duties.
Fuhr still gets the odd phone call from people curious about his encounter. He’s taken no pains to make himself hard to find, and is happy to oblige anyone who calls and wants to hear the story he’s told countless times.
“To me, it don’t matter. I’ll talk to anybody. If they want the story, I’ll tell them the story.”
He’s friendly, funny, welcoming — and still in surprisingly good spirits about the attention.
The land where the sighting happened still gets its share of visitors. It’s now farmed by Fuhr’s nephew, who tells those searching for the famous site that he has no idea what they’re talking about.
“He doesn’t want nothing to do with it,” says Fuhr.


Edwin Fuhr, a retired farmer, recalls his a close encounter with several UFOs while swathing in his field in the 1970s. His story made international news and is one of the most documented UFO cases in history Canadian history. TROY FLEECE / Regina Leader-Post
The most he ever got for sharing his story was a complimentary breakfast from CTV when visiting the studio for an interview. And that’s all right with him. Asked about ever making money from his story, he tilts his head, ponders the prospect, but then shrugs it off.
“To me it don’t matter. It’s out, the story’s out long already.”
Fuhr doesn’t give much thought to his status as a UFO celebrity.  “If I had to think about all that I think I’d go bananas,” says Fuhr.
He is so humble about the experience, he doesn’t even like to take credit for it.  “It was not my doings. It’s somebody from outer space that’s doing it, not me,” says Fuhr. “I’m a spectator just as well as all the rest are.”

Saskatchewan’s own Fox Mulder

After the Langenburg incident, Morier took his share of ribbing from his colleagues, who sometimes called him Mulder, after the X-Files investigator.
But it never negatively affected his career in the RCMP, which was extensive.
Morier became a composite artist and also trained to reconstruct the facial features of unidentified deceased people using sculpting techniques. During the rise of the computer, he worked on the RCMP’s initiative to begin doing composite sketches digitally.


A photo of Ron Morier from circa 1974.
After retiring from the RCMP with 27 years of service, he travelled all over the U.S. while working as a consultant on the TV show America’s Most Wanted. His last job was teaching at the Northwest Law Enforcement Academy in Winnipeg for 14 years.
Morier occasionally grants interview requests from the media or UFO researchers. But he knows they will inevitably lead to more phone calls.
“I don’t know why I do it cause I know it’s going to come back and bite me in the ass again,” he says.
Years ago, Morier was contacted by an engineer from Japan who wanted to learn more about the sighting. While the subject is a hotbed for conspiracy theories, every person who reached out to him seemed legitimate.
“I didn’t talk to any kooks, I don’t think.”
Morier has never tried to hide from the event. If anything, he’s preserved it with his binder.
“I’m a bit of a collector that way. I’ve got lots of old reports and stuff,” says Morier.
One of the most precious items in the binder is a handwritten letter from the National Research Council to Fuhr. Dated Oct. 4, 1974, just over a month after Fuhr’s sighting, the letter explains how scientists have been unable to find any evidence that aliens landed in Fuhr’s farm, and asks for more samples.
The NRC says it no longer possesses any research on the Langenburg incident. Only one brief record acknowledging Fuhr’s sighting exists at the Library Archives of Canada.
Morier has no ill feelings about the Langenburg incident, or its persistence to keep popping up in his life. He still has fond memories of policing the small community.
“To be honest with you it was the best time of my life,” says Morier.


A page from Ron Morier’s RCMP report on Edwin Fuhr’s UFO sighting near Langenburg in 1974.

I want to believe 

Fuhr is convinced what he saw that day was extraterrestrial.
Over the years, he has taken an interest in the subject of UFOs, and is well read on the subject. He refers to government cover-ups, Roswell and popular theories that aliens may be concerned about global conflicts on Earth.
No scientific investigation has ever found evidence that alien craft landed at Fuhr’s farm. There were no other witness reports. The truth comes down to Fuhr.
Edwin Fuhr, a retired farmer, recalls his a close encounter with several UFOs while swathing in his field in the 1970s. His story made international news and is one of the most documented UFO cases in history Canadian history. Fuhr stands in a field near where the encounter was.



Whether his recent YouTube interview, or footage from the old VHS interview in 1988, most of the details are remarkably similar. The fact he has kept it so consistent over the years is one of things that makes it so compelling for Winnipeg-based science writer Chris Rutkowski.
“You’d think that after all these years he might want to embellish the story, but he tends to tell the same story over and over again. The story as of late hasn’t developed into glowing green goo and aliens with almond-shaped eyes and that type of thing,” says Rutkowski, who publishes an annual survey on UFO reports in Canada. “It’s a very straight story, so it’s compelling to think that this probably really did happen as he describes it.”
But is it proof enough?


A more recent photo of Ron Morier, who now resides in Winnipeg, Man. (Photo courtesy Ron Morier)
“I guess the assumption is if it’s not ours, whose is it? But on the other hand we just don’t have the proof to make that quantum jump to say this definitely was proof of alien visitation in Langenburg,” says Rutkowski.
The story was compelling enough to be taken seriously by the federal government. Grass and soil samples were sent to the upper atmosphere research branch of the National Research Council, but no conclusions could ever be drawn.
The scientists were intrigued by a black substance found as a precipitate, especially in a sample that was taken from one of the rings that appeared to be burned. The sample was sent to Simon Fraser University for x-ray fluorescence analysis, but no conclusions could be drawn. 
Fuhr doesn’t really care who believes or doesn’t. People have been telling him since the 1970s that it was all in his head.
“I had a guy from Quebec come out, and he figures I was smoking pot,” says Fuhr. 
But to this day, Morier still believes Fuhr is being honest about what he saw.
“Why would he just out of the blue make this up?’” says the former officer.
The media ran with Morier’s findings, and in some cases used them as confirmation that flying saucers had landed. A headline from a newspaper in Newfoundland read “RCMP officer convinced UFOs were real.”
While Morier believes Fuhr to be truthful, he doesn’t believe in UFOs or little green men. The uncertainty of the Langenburg incident frustrated Morier because as intriguing as it was, it didn’t yield any answers.
“It bugged me a little that it didn’t confirm or not confirm that they do exist,” he says. “I still don’t know.”
Morier notices Fuhr seems more outspoken in his interviews now than the quiet farmer he knew.  He commends him for sticking to his story.
“Good on him. He’ll never know and we’ll never know I guess,” says Morier.
“But boy that would’ve been quite an experience that day to see what he saw.”

Source

UFOs Alien hunters discover 'UFO highway' across America

According to data from the National UFO Reporting Center, UFO sightings around the world have reached an all-time high. Statistics show individuals in the US are more likely to witness a UFO

 A brother and sister alien hunting team have discovered a “UFO highway” across America along which hundreds of unexplained events have taken place - from cattle mutilations to alien abductions.
Chuck Zukowski and Debbie Ziegelmeyer have spent years travelling across the US investigating hundreds of UFO sightings and other paranormal occurrences.

It was during one cattle mutilation investigation that Chuck realised that many of the unexplained events he had looked into had taken place on the 37th latitude.
WHAT IS GOING ON AT AREA 51?
He called his sister - who noticed the same with her investigations in Missouri - and the pair began researching the phenomenon, discovering that there are clusters of unexplained events taking place across the same latitude line.
The pair believe that the 37th latitude line is a kind of UFO or paranormal “highway” along which extra terrestrial craft enter and exit the earth.
Their theory is now the subject of a book called the 37th Parallel - and is about to be made into a Hollywood blockbuster in the next few months.
Chuck told Sun Online: “Back in 2006 I was looking at my cattle mutilation investigations - there were huge similarities between them all - most of them were laying on their right side, they’re laying east to west and then I noticed that lots of them were on the 37 degree latitude.
Chuck Zukowski and Debbie Ziegelmeyer have spent years travelling across the US investigating hundreds of UFO sightings and other paranormal occurrences.

It was during one cattle mutilation investigation that Chuck realised that many of the unexplained events he had looked into had taken place on the 37th latitude.

LA 'UFO' MYSTERY SOLVED
“I called my sister at midnight and I said, ‘Didn’t you have cattle mutilations on the 37 degree latitude in Missouri?'
"And she said, 'Yes' and we started looking more into it. We soon realized it wasn’t just cattle mutilations – there were all kind of events.
"We we're up until 2:30 in the morning going through all these cases and started seeing these amazing patterns.”
The 37th latitude line runs from California through Nevada, Colorado, Kansas, Missouri, Illinois, Kentucky and across to Virginia.
Examples of cases along the line include the Joplin Spook Lights - unexplained balls of light that have been appearing in Hornet, Missouri since the 19th century; The Aztec, Nevada incident of 1948 when a flying saucer allegedly crashed; and Piedmont, Missouri where 500 people reported UFO sightings in 1973.
LIFE EXISTED ON MARS, SHOCKING DISCOVERY SUGGESTS
The infamous Area 51 in Nevada - and the Dulce Base - an alleged underground alien base - are also located on the line.
"For the next month or so I start looking at all these cases and I had all this data," Chuck explained.
"All these GPS co-ordinates, everything from Native American sites to underwater caves.
"I released it all on my website and I mentioned it during an appearance on the Science Channel's Unexplained Files - then for the next season of that show they asked me to expand on the theory so I did a whole episode on it for them.
"The bottom line is the 37th latitude is like a UFO highway or paranormal highway across the continent.
"We seem to think that this highway is a major highway that these crafts use - they seem to exit and enter here."
After his appearance on the Science Channel a Hollywood producer got in touch and told Chuck his theory would be a great idea for a book and movie.
The book 37th Parallel, by New York times best selling author Ben Niezrich, came out last year - and a screen play is currently being written.
"The book came out last year. The screen play is being written by a Hollywood screenwriter who has written movies for Matt Damon, Robert De Niro, Robert Downey Jr and should be ready in the next month.
MINING COMPLEX ON THE MOON?
"We’ll know in October if the movie is going ahead but they already have some big name actors following the project already."
Debbie said she is now investigating what incidents have occurred on the 37th latitude around the world - particularly over water.
Athens, Greece, sits on the line - and it's also the the dividing line between North and South Korea.
Debbie has even witnessed UFOs herself on the 37th latitude after a party at her family's lake house near Farmington, Missouri - which lies on the line - last year.
"I have an app on my phone that you can use to look up and it tells you what planets and constellations are visible," she said.
"And then all of a sudden we saw four stars in a formation. They were small stars which kept getting brighter and brighter - so apparently whatever it was was coming into the atmosphere then the one on the top left hand corner shot fast, straight up,  and the top right and bottom left did the same - and the bottom right one went right across the horizon.
"I spoke to other experts to see if we have any military or government projects that could do that and they said no - they had no idea what it could be."


Chuck and Debbie say they have investigated hundreds and hundreds of paranormal cases - and it's not just UFOs - the pair also investigate ghost and Bigfoot sightings.
"I get three or four people a week getting in touch with me through my website - sightings, photos and videos - I always have a backlog," Chuck said.
"We started off as crash retrieval investigators but then you gather all this equipment like geiger counters, Electro Magnetic Fields (EMF) instruments, night vision goggles and then people get in touch.
"Lots of Bigfoot sightings are associated with UFO sightings - and ghost investigations started coming up because I had all this equipment.
"We use EMF instruments to look for trace evidence to look for crafts or entities because they leave electronic signatures - well it turns out ghosts leave electronic signatures too.
"Sometimes where they have had ghost sightings the orbs they see might not be ghosts but UFOs.
"I like to look at my work as community service."


Source

Ufo avvistato entrare dentro il vulcano: 4 fortissime luci in movimento

L'evento è stato ripreso grazie a una telecamera amatoriale che ha catturato la scena.

Una serie di luci senza spiegazioni è stata filmata mentre sorvolava un #Vulcano in America Centrale. Il #video, ripreso ai piedi del vulcano San Miguel in San Salvator, mostra delle luci in movimento e sincronizzate tra loro.

 


L'avvistamento a San Salvador

Gli utenti sui social media hanno segnalato l'avvistamento delle quattro grandi luci alla base del famoso vulcano, che eruttò l'ultima volta nel 2013. Questo fatto è per molti la prova che gli alieni esistono, dopo che è stato confermato essere un oggetto non identificato. Le segnalazioni delle persone che hanno assistito parlano di tre delle luci scomparse tutte in una volta, mentre la quarta è entrata nel cratere del vulcano.
La quarta luce prima di scomparire nel cratere è stata descritta muoversi in maniera differente rispetto ad un andamento standard: non aveva la traiettoria classica di un aereo o un elicottero ma bensì di qualcosa di molto più veloce e multi lineare. Non tutti sono d'accordo su quanto hanno visto, alcune persone hanno criticato l'attribuzione dell'evento a un caso soprannaturale. Addirittura alcuni pensano che le persone di quel posto soffrano di deliri a causa dei molti crimini che avvengono nella zona.


Il vulcano in questione si chiama San Miguel, conosciuto anche con il nome di Volcan Chaparrastique, alto 2.130 metri e come detto poc'anzi l'ultima eruzione risale al Dicembre del 2013. Gli avvistamenti #UFO in America Centrale e Latina sono moltissimi, sia nel passato ma anche nel presente: non solo oggetti non identificati che volano ma anche che si muovono dentro l'acqua. [VIDEO] Alcuni di loro alla fine hanno una spiegazione razionale, altri invece rimangono ancora avvolti dal mistero.

Non solo avvistamenti ma anche rumori

L'anno scorso, i residenti di El Salvador sono rimasti sconcertati dopo aver sentito strani rumori nel cielo che durò circa tre ore. Le segnalazioni di suoni strani a San Salvador, la capitale del Paese, hanno scatenato un enorme dibattito sul fatto che l'evento sia da attribuire a origini extra terrestri o comunque non identificate. Un video recente postato su internet ha anche mostrato un oggetto volante non identificato vicino al vulcano attivo di Popocatepetl in Messico, e un altro video caricato su internet nel 2015 mostra un oggetto non identificato a forma di cavallo vicino al vulcano Colima. In entrambi casi sono stati filmati nei pressi di un vulcano attivo.
Una serie di luci senza spiegazioni è stata filmata mentre sorvolava un #Vulcano in America Centrale. Il #video, ripreso ai piedi del vulcano San Miguel in San Salvator, mostra delle luci in movimento e sincronizzate tra loro.
 

 

giovedì 28 settembre 2017

I "Dormienti": non tentare di svegliarli... diventano feroci

La maggior parte delle persone sono ‘dormienti’ che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso… e nemmeno dai propri incubi.



http://www.uictorino.it/img/news/velo%20di%20Maya.jpg/image_preview
Il velo di Maya




 Socrate credeva, ottimisticamente, che tutti gli uomini aspirino al bene e che, se compiono, invece, il male, ciò accade per ignoranza; ma basterebbe illuminarli sul loro errore, per consentirne il ravvedimento.Sarebbe molto bello, e inoltre molto semplice, se davvero le cose stessero in questo modo; ma, purtroppo, vi sono numerosi indizi che suggeriscono la fallacia di una tale teoria.
La verità è che più si osserva il comportamento degli esseri umani, più si finisce per ammettere che la stragrande maggioranza di essi è formata da dormienti, che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso, e nemmeno dai propri incubi; che vogliono continuare a dormire, a dispetto di tutti, anche se la casa in cui vivono sta prendendo fuoco; che non provano alcuna gratitudine nei confronti di coloro i quali cercano di destarli, ma, ben al contrario, nutrono nei confronti di costoro un odio implacabile, come se fossero i loro peggiori nemici, nel tempo stesso che onorano ed applaudono i malvagi pifferai che favoriscono i loro sonni e il loro sognare.
Per quella piccola minoranza di risvegliati, i quali cominciano a rendersi conto della natura illusoria del mondo in cui viviamo e del carattere risibile, se non addirittura pericoloso, della maggior parte delle cose che suscitano, nei più, compiacimento e desiderio di imitazione, il problema si pone in questi termini: che cosa fare in un contesto di sogno generalizzato, di odio nei confronti della verità, di rancore nei confronti di ogni voce che sia fuori del coro?
Come fare per evitare il treno che, guidato da un macchinista impazzito e carico di sonnambuli, sta per piombare addosso a coloro i quali sono desti, ma non possono agire sugli scambi, per deviarne la folle corsa?
E, ancora: è legittimo che il risvegliato cerchi di imporre ai dormienti la verità, se essi le preferiscono, invece, un mondo di menzogna; è giusto che cerchi di convincerli, di convertirli, di farli ravvedere, se ciò che essi vogliono è tutt'altro?
Certo, il giardiniere è uso a strappare le erbacce le quali invadono il suo giardino; ma il mondo non è un giardino, e ogni visione del mondo ha diritto di sussistervi: anche quella che appare manifestamente erronea. Sopprimere le visioni erronee non è compito del risvegliato; ma, semmai, offrire a tutti gli strumenti per valutare che cosa sia giusto e che cosa sia sbagliato: dopo di che, ciascuno deve assumersi la responsabilità del sentiero che intende seguire.
Nessuno può venire costretto ad essere virtuoso; nessuno può venire costretto a cercare la verità, se non la desidera e se ad essa preferisce la menzogna.
D'altra parte, è certo che, a quel punto, si pone concretamente il problema della sopravvivenza di colui il quale ritiene di essersi destato, e che si trova continuamente esposto agli urti e alle aggressioni degli altri, ossia dei dormienti: e le aggressioni più minacciose sono proprio quelle di quei dormienti che sono stati destati a forza per essere illuminati.
È una questione di sopravvivenza.
La storia ci offre sin troppi esempi di saggi, i quali sono stati crocifissi da una moltitudine che non voleva essere illuminata, che desiderava continuare a vivere nelle tenebre. E la moderna società di massa è la società dei ciechi e dei dormienti per eccellenza: è il vertice dell'attuale Kali Yuga, della Età Oscura nel ciclo della vicenda cosmica.
A meno che voglia andare incontro al martirio, dunque - e vi sono, indubbiamente, degli ideali che meritano di essere perseguiti fino al martirio - il risvegliato è indotto a interrogarsi sul senso del suo vivere nella società, e sulle modalità con le quali deve gestire il suo rapporto con il prossimo.
In effetti, nessuno è disposto a modificare la propria concezione del mondo, o a lavorare seriamente su se stesso, se non sulla base di una profonda e sentita esigenza interiore; e quest'ultima non potrà mai venire da un agente esterno, se non in coincidenza con un impulso interno.
Quel che vogliamo dire, è che le persone sono disponibili ad affrontare un salto qualitativo nella propria evoluzione spirituale, solo se, e quando, decidono di prendere coscienza del problema; ossia, in genere, quando si rendono conto, non solo di essere insoddisfatte della propria vita attuale - ciò che accade a molti -, ma di essere disposte a mettersi in gioco per uscire dal punto morto in cui si trovano.
In quella fase, e solo in quella fase, un evento esterno può fungere da detonatore della loro crisi benefica e affrettare una presa di coscienza: può essere l'incontro con una persona buona e saggia, o con un libro, o con una situazione inconsueta e stimolante (magari anche in apparenza negativa, come una malattia o il distacco da una persona cara).
https://shawglobalnews.files.wordpress.com/2017/07/16273416.jpg?quality=70&strip=all&w=1200&h=800&crop=1
Le anime incarnate in un corpo materiale vivono schiave dell'illusione materiale, convinte di essere quello che non sono, sono come sonnambuli, se provi a svegliarli, se non sono pronti, ti possono aggredire anche violentemente.

Viceversa, se il momento non è giunto e la persona non è ancora pronta, nessun saggio, nessun libro e nessuna situazione stimolante potrebbero innescare una evoluzione spirituale; come dice il Libro dell'Ecclesiaste, vi è un tempo per ogni cosa: per parlare e per tacere, per dormire e per vegliare, per vivere e per morire. E, così come la natura fisica non fa salti, la stessa cosa può dirsi per la vita dell'anima: il suo processo evolutivo non può essere forzato.
Questo, difatti, è l'errore di fondo di tutte le rivoluzioni politiche e sociali: pensare che il mondo possa diventare migliore, una volta che si sia compresa una formula e la si sia messa in pratica, indipendentemente dalla vita interiore delle persone. Ma se non c'è una evoluzione spirituale, nessuna formula, per quanto perfetta in teoria, potrà rivelarsi capace di rendere il mondo migliore; al contrario, la storia è piena di esempi di formule ideali che si sono trasformate in terribili strumenti di oppressione e di malvagità, trovandosi nelle mani di persone che non avevano saputo compiere alcuna evoluzione interiore.
Per la persona che sia disponibile ad aprirsi, a mettersi in gioco, a evolvere spiritualmente, la vita offre infinite occasioni di miglioramento, purché le si sappia vedere.
Un disturbo fisico, ad esempio, è certamente un segnale: un segnale che il nostro corpo ci manda, e che contiene informazioni preziose circa la disarmonia presente nella nostra vita. In ultima analisi, ogni disturbo fisico è riconducibile alla dimensione spirituale; ed è veramente sconcertante vedere come la grande maggioranza degli esseri umani si disinteressa del problema, sforzandosi di mettere a tacere il sintomo - ossia il campanello d'allarme -, invece di andare alla ricerca del problema profondo che il corpo ha segnalato.
Peggio ancora: se il disturbo persiste, moltissime persone si affidano ciecamente a farmaci e a medici, come se farmaci e medici potessero sostituirsi alla doverosa presa di coscienza del proprio problema; e le stesse persone che delegano in questo modo la salvaguardia della propria salute, firmando una cambiale in bianco nei confronti dell'apparato sanitario ufficiale, sono poi quelle che esigono di occuparsi in prima persona, e fin nei minimi dettagli, di cose assolutamente banali e secondarie, come la scelta del nuovo modello di automobile da acquistare o l'intervento di chirurgia estetica per aumentare le dimensioni del seno.
Un altro esempio di questa tendenza a delegare le questioni davvero rilevanti ad agenzie esterne, è offerto dalla politica. La grande maggioranza delle persone non si informa adeguatamente di ciò che attiene a questa sfera e preferisce firmare una cambiale in bianco ai partiti, i quali mandano in Parlamento i loro uomini di fiducia, una legione di «yes-men» dalla schiena flessibile, fedeli esecutori delle direttive ricevute dalle rispettive segreterie.
Un discorso analogo si può fare per la pubblica amministrazione. Il risultato è che i nostri sindaci e assessori, che si muovono nella sfera del quantitativo e di ciò che ha un alto grado di visibilità (indipendentemente dalla sua efficacia), difficilmente riescono a concepire delle soluzioni innovative per i problemi che devono affrontare.
Un pezzo grosso dell'amministrazione provinciale, ora divenuto ministro, qualche tempo fa propose di porre rimedio all'alto numero di incidenti mortali del sabato sera, facendo tagliare migliaia di platani lungo uno storica strada provinciale: come se il problema fosse quello dei platani (i quali, comunque, hanno anch'essi il diritto di vivere) e non quello di uno stile di vita sbagliato e di uno scarso senso di responsabilità da parte di molti giovani.
Ma torniamo al problema del risvegliato che deve confrontarsi, tutti i santi giorni, con una folla di sonnambuli, i quali si muovono pericolosamente e reagiscono in maniera aggressiva se qualcuno tenta di destarli e di responsabilizzarli.
Julius Evola suggeriva che, in tempi di Kali Tuga, l'unica cosa da fare è imparare a «cavalcare la tigre»: ossia, anziché opporsi frontalmente ad una situazione negativa generalizzata, sfruttare la corrente, per procedere in maniera da non ricevere troppi danni e, addirittura, per riuscire a volgere a proprio favore le stesse caratteristiche di quella situazione, allo scopo di preservare il bene della propria interiorità.
Sia come sia, che impari a cavalcare la tigre, oppure che si abitui ad assecondare la corrente, il risvegliato ha la piena consapevolezza di non essere un superuomo e di non poter modificare, egli solo, una determinata situazione, diffusa nella società in cui egli si trova a vivere; e, inoltre, che non sarebbe saggio cercar di forzare l'evoluzione spirituale degli altri esseri umani, per le ragioni che abbiamo detto più sopra.
Che cosa dovrà fare, allora?
È molto semplice.
Primo, dovrà proseguire incessantemente a lavorare su se stesso: perché la propria evoluzione spirituale è un compito che non finisce mai, e che si rivela più impegnativo, mano a mano che una persona vi si addentra.
Secondo, offrire - nella misura delle sue possibilità - una diversa prospettiva a coloro che gli stanno intorno e che gli sembrano aperti ad un cambiamento, ma senza illudersi di vederli cambiare dall'oggi al domani e senza attendersi gratitudine, né amicizia; ma, al contrario, mettendo in conto un certo grado di incomprensione, se non addirittura di aperta ostilità.
In ogni caso, egli sa che le cose accadono quando è giunto il tempo in cui devono accadere: non un minuto prima, né un minuto dopo.
In ciò consiste l'armonia del tutto: che ogni cosa è come deve essere; e che quelle cose, le quali ci appaiono negative, in realtà sono tali solo nella misura in cui noi non siamo in grado di farne una occasione di crescita e di perfezionamento.
In altre parole, la disarmonia è in noi, non nel creato; è nostra la responsabilità di non essere abbastanza evoluti da gestire in maniera responsabile e proficua le occasioni che la vita ci offre, per quanto esse possano presentarsi, talvolta, nella rude veste di eventi dolorosi.
Il risvegliato, pertanto, è colui che, ad un certo punto, decide di cogliere le occasioni che la vita gli offre per riprendere possesso di sé, per tornare ad essere il vero protagonista del proprio volere e del proprio agire. È colui che decide di non dare più ad altri la delega in bianco di ciò che lo riguarda in prima persona; di ascoltare i segni e di imparare a riconoscere gli avvertimenti.
Il mondo è pieno di segni, la vita è piena di avvertimenti. Si può dire che non vi è persona, situazione o evento che noi incontriamo nel nostro cammino terreno, che non costituiscano altrettanti segni, indicazioni, suggerimenti o stimoli.
Tutto ci parla, se siamo disposti ad ascoltare; ma, naturalmente, per saper fare questo, bisogna prima imparare a fare silenzio. Troppi rumori inutili, fuori e dentro di noi, ci impediscono di udire l'essenziale; la cacofonia dei rumori inutili e disarmonici ci impedisce di udire e di godere del magnifico concerto dell'Essere.
Finché continuiamo a dormire, i nostri orecchi sono chiusi all'armonia dell'Essere e i nostri occhi sono chiusi al suo splendore.
Impariamo ad aprire occhi e orecchi, cominciamo a destarci: ce n'è, di giorno, che ancora deve sorgere, per noi che siamo immersi nel sonno.
L'unica luce del giorno è quella che ci trova ben desti, pronti e desiderosi di accoglierla in noi.

di Francesco Lamendola

Fonte

Enormi grotte di lava su Luna e Marte

Grotte naturali scavate da flussi di lava: un nuovo studio italiano, presentato al Congresso europeo di planetologia, ipotizza che quelle lunari e marziane siano molto più grandi di quelle terrestri, a causa della minore gravità. Un altro studio italiano indica come realizzare uno strumento radar per andare a mappare i tunnel di lava sulla Luna, ipotetico rifugio sicuro per un futuro avamposto umano


Due ricerche presentate al Congresso europeo di scienze planetarie (Epsc 2017) si sono occupate di tunnel di lava (lava tubes), grotte sotterranee create dall’attività vulcanica. Il primo studio ha mostrato come queste cavità – particolarmente interessanti come habitat protetti per l’esplorazione spaziale – su Marte e Luna possano raggiungere dimensioni molto più grandi rispetto alla Terra, presumibilmente a causa della minore gravità presente.
Un ulteriore studio indica la strada per costruire uno strumento per la prossima generazione di sonde lunari che, utilizzando un radar, sarà in grado di individuare queste strutture sotto la superficie della Luna.
I tunnel di lava si formano quando flussi di lava di bassa viscosità scorrono abbastanza vicino alla superficie, sviluppando una crosta dura che si ispessisce fino a creare un tetto sopra il torrente di lava; oppure quando la lava in risalita dalla camera magmatica si fa strada nelle fessure esistenti tra strati di roccia o cavità prodotte da precedenti flussi, lasciando dietro di sé una vasta rete di gallerie collegate.
Le reti di grotte scavate dalla lava possono raggiungere sulla Terra fino a 65 chilometri di sviluppo. Sulla Luna e su Marte sono state osservate file allineate di depressioni, interpretate come pozzi di collasso e lucernari di lava, che provano l’esistenza di cavità laviche anche su quei corpi celesti. Recentemente, la missione Nasa Grail ha fornito dati gravimetrici dettagliati della Luna, scoprendo la presenza di enormi vuoti nel sottosuolo di antichi depositi vulcanici.

Controllo della composizione minerale di alcune rocce durante il corso di formazione Pangea per astronauti Esa nei tunnel di lava terrestre a Lanzarote. Crediti: Esa/L. Ricci

Ora, ricercatori dell’Università di Padova e dell’Università di Bologna hanno effettuato il primo confronto sistematico dei tunnel di lava di Terra, Luna e Marte, basandosi su modelli digitali del terreno ad alta risoluzione.
«Il confronto tra gli esempi terrestri, lunari e marziani evidenzia che, come ci si potrebbe aspettare, la gravità ha un grande effetto sulle dimensioni dei tubi di lava», spiega Riccardo Pozzobon dell’Università di Padova, che ha presentato la ricerca. «Sulla Terra queste grotte possono avere fino a trenta metri di diametro. Nell’ambiente di bassa gravità di Marte abbiamo la prova di tubi di lava da 250 metri di larghezza. Sulla Luna, questi tunnel potrebbero essere larghi più di un chilometro e lunghi molte centinaia di chilometri».
Secondo il ricercatore, questi risultati hanno implicazioni importanti per l’esplorazione umana della Luna, ma anche per la ricerca di vita extraterrestre su Marte. I tunnel di lava costituiscono infatti ambienti schermati dalle radiazioni cosmiche e protetti dal flusso costante di micro-meteoriti. Inoltre, sono anche sufficientemente grandi da poter potenzialmente ospitare degli insediamenti umani di dimensioni significative.


Rappresentazione artistica dello strumento radar per sondare la presenza di tunnel di lava sotto la superficie lunare. Credit: Nasa/U. Trento

Tuttavia, i sistemi di rilevamento attuali non sono in grado di effettuare direttamente misurazioni sotto la superficie e quindi non possono rilevare e caratterizzare i tubi di lava extraterrestri.
A questo scopo, Leonardo Carrer e colleghi dell’Università di Trento hanno presentato uno studio di fattibilità per un sistema radar specificamente progettato per rilevare tunnel di lava sulla Luna dall’orbita. Il radar scandaglia il sottosuolo lunare con onde elettromagnetiche a bassa frequenza, rilevando i segnali riflessi. Questo strumento radar potrebbe determinare con precisione la composizione fisica, la dimensione e la forma delle grotte lunari, ottenendo una mappa globale della loro posizione.
«Gli studi che abbiamo sviluppato mostrano che un sistema di scandaglio a multi-frequenza è la migliore opzione per il rilevamento di tunnel di lava di dimensioni molto diverse», spiega Carrer. «Le simulazioni mostrano che i flussi di lava hanno impronte elettromagnetiche uniche, che possono essere rilevate dall’orbita indipendentemente dal loro orientamento rispetto alla direzione di movimento del radar. Di conseguenza, una missione che trasportasse questo strumento consentirebbe un passo cruciale verso la ricerca di un habitat sicuro sulla Luna per la colonizzazione umana».

Fonte



Primo insediamento su "Marte" simulato fuori Dubai

Si chiama Mars Science City Project e troverà casa tra le lande desertiche di Dubai grazie ad un investimento di circa 116 milioni di euro, una stazione vera e propria da 176 mila metri quadrati che ospiterà laboratori in grado di produrre cibo, energia e acqua. La "città delle scienze" ospiterà anche un museo, all'interno sarà allestito per rappresentare i più grandi successi che l'uomo a conseguito nello spazio, con area dedicata anche ai più piccoli.
I muri del museo saranno realizzati con la stampa 3D, utilizzando come materia prima la stessa sabbia dei deserti degli Emirati Arabi Uniti. All'interno delle grandi cupole ci sarà spazio anche per laboratori più avanzati, questi dovranno studiare i modi e le tecnologie per stimolare l'arido terreno marziano, stampare elementi 3D sempre più complessi, testare la protezione da temperature estreme e radiazioni. L'ambiente che si trova attorno alla metropoli degli Emirati è quello giusto, per quanto estremo è anche facilmente accessibile anche dai visitatori.
Non si tratta poi di un polo scientifico che produrrà benefici solo per Marte, gli studi e le soluzioni che verranno elaborate potranno essere d'ispirazione anche per questo pianeta: pensiamo al riciclo dell'acqua, la produzione di energia e la lotta agli sprechi.


Tra i piani c'è anche la possibile coabitazione di un team per un anno, oltre agli aspetti scientifici è infatti importante valutare anche i comportamenti umani in spazi chiusi, ristretti e per periodi prolungati. La struttura sarà tra le più "sofisticate" al mondo, simulerà le condizioni esterne di Marte (non sappiamo in che modo) e sarà costituita da più cupole.
A gestire tutto un team di scienziati, ingegneri e designer degli Emirati, a guidarli ci sarà un secondo team del Mohammed bin Rashid Space Centre. Non si parla al momento di presenze straniere.

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Mistero Bufo/ Gli Alieni? Aiuteranno a vincere la narcisistica solitudine di noi terrestri

Segnalo, e vi do “in pasto”, una bella riflessione uscita nelle scorse settimane sul Manifesto. Tema? Il famoso contatto con eventuali razze extraterrestri che, se davvero dovesse avvenire su larga scala (quindi con la famosa “pistola fumante” che metterebbe tutti d’accordo), manderebbe in soffitta per sempre la narcisistica solitudine di noi terrestri. A voi il succo dell’articolo e dei concetti, davvero molto intriganti.





“Il filosofo della scienza dell’Università di Padova, Telmo Pievani, nota che «nel nostro immaginario, gli Alieni irrompono quasi sempre all’improvviso. Stiamo invece facendo esperienza di una graduale acclimatazione all’idea che non siamo soli nell’universo, alla consapevolezza che il cosmo brulica di altre forme di vita. Se ciò è vero, significa che nei prossimi decenni quel cambiamento filosofico e scientifico radicale s’impadronirà di noi lentamente ma irreversibilmente, e ci abitueremo all’idea di avere altri compagni nell’universo». E questo, dice Pievani, «ci farà sentire meno soli e meno eccezionali, meno ossessionati dalla nostra narcisistica solitudine terrestre. Impareremo a dare meno importanza a ciò che ci divide come esseri umani e più a ciò che ci unisce. Molti comportamenti ci appariranno finalmente nella loro immensa e inutile stupidità. Le religioni non moriranno, credo, ma si trasformeranno: nella chiesa cattolica si stanno già preparando a riadattare la dottrina per includere gli Alieni!». Quanto alle scienze, «si tratterà del più grande esperimento evoluzionistico mai realizzato: cioè capire se la vita su due pianeti diversi si evolve in modo completamente diverso a causa di parametri planetari differenti, oppure se l’evoluzione porta sempre a forme via via più complesse e intelligenti a modo loro. Io ne dubito, ma qualcuno ne è convinto»”.

Flavio Vanetti

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Commento di Oliviero Mannucci: A proposito di religioni, voglio far presente che nella antica scienza Vedica, che io seguo, gli alieni ci sono sempre stati. Si parla di dimore aree abitate da esseri sovraumani, chiamati esseri celesti o Deva. I Veda spiegano che tutti i pianeti dell'universo materiale in cui ci troviamo, sono abitati, anche le stelle ( da esseri di luce) e parlano anche delle varie forme di vita nella multidimensionalità della realtà . Se arrivo sulla Luna, e non vedo nessuno, non significa che non ci sia nessuno veramente, significa solo che non percepisco le altre dimensioni in cui vivono  milioni di esseri viventi.Ci tengo a dire, che questo riguarda anche tutti gli altri universi materiali diverso dal nostro, il più piccolo di tutti. 5000 anni fa la scienza Vedica ha anticipato cose, che la scienza materiale ha raggiunto in seguito o raggiungerà in futuro. Pianeti come corpi sferici, le enormi distanze stellari, i vimana e tanto altro ancora. Ma gli scienziati umani, che credono solo a ciò che vedono, sono ben lontani dalla realtà, soprattutto utilizzando il famoso, ma alquanto limitato metodo scientifico basato sulla osservazione dei fenomeni attraverso i limitati sensi dell'essere umano. Siamo circondati da tante cose che non vediamo, raggi infrarossi, raggi ultravioletti, raggi alfa, beta, gamma; onde radio, infrasuoni, ultrasuoni e via dicendo.Non li vediamo ma ci sono e così tante altre cose che verranno scoperte più avanti, ci sono, ma non siamo in grado di percepirle. Ricordate il cervello è come un paracadute, funziona solo quando è aperto! Un saluto.